Turchia, la Caritas tra città fantasma e aiuti d’emergenza

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«Ci sono già città fantasma. La gente sta cominciando ad uscire dalle aree più colpite e con le diocesi di Istanbul e Smirne ci stiamo mobilitando per l’accoglienza degli sfollati».

È il “nuovo volto” dell’emergenza terremoto, le persone in fuga dal freddo e dalle macerie, alla ricerca di un posto sicuro.

A raccontarlo all’agenzia stampa SIR è Giulia Longo, coordinatrice nazionale di Caritas Turchia per l’emergenza terremoto.

Italiana, viveva a Gaziantep prima del terremoto. Anche la sua casa è stata distrutta dal sisma. Ora da Istanbul sta coordinando gli aiuti delle Caritas per l‘emergenza in tutte le regioni.

“Molti di noi hanno perso casa, amici, beneficiari, progetti”.

«E quindi in questo momento quello che stiamo facendo è coordinarci con tutta la confederazione di Caritas e chiedere un supporto tecnico di un gruppo di emergenza nel quale ci sono anche due persone di Caritas italiana».

La giornalista del SIR M. Chiara Biagioni, dice che non è stato facile rintracciarla: Giulia Longo è impegnata a rispondere alle emergenze e alle molte riunioni operative.

Da Istanbul, insieme al gruppo di emergenza, gli operatori Caritas stanno coordinando le logistiche.

Significa – spiega Giulia – trovare le strade sicure e libere attraverso le quali far arrivare gli aiuti. «Abbiamo iniziato anche a fare delle visite di campo per capire cosa possiamo fare insieme allo staff locale».

Dopo l’emergenza iniziale, sono ore importanti per il fronte degli aiuti.

La Conferenza episcopale turca si è data come missione in questa emergenza quella di «agire laddove nessuno sta agendo raggiungendo i più discriminati e i più dimenticati».

«In queste ore – racconta Giulia – è importante per noi capire chi non sta ricevendo aiuti e chi non è inserito ufficialmente nel sistema degli aiuti. Insomma, raggiungere la minoranza della minoranza».

(La foto del SIR: Iskenderun, città colpita da terremoto del 6 febbraio Foto G. Longo)