RDC: nuovi casi di Ebola nell’Équateur e violenze a Butembo-Beni

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Non c’è pace nella Repubblica Democratica del Congo: dopo la notizia di un nuovo focolaio epidemico di Ebola, registrato nella provincia dell’Équateur, a nord-ovest del Paese (quattro persone sono morte nella cittadina di Mbandaka), l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato altri cinque casi ad una distanza di 150 chilometri dai primi.

«L’ultimo confermato è quello di una persona che aveva partecipato al funerale di una delle prime quattro vittime, trovate positive al virus. È stato individuato nella città di Bikoro, a 150 chilometri da Mbandaka», scrive l’Oms.

Sono dunque in tutto nove i positivi, ma ciò che preoccupa di più è il fatto che siano state infettate zone del Paese fino a questo momento dichiarate “sicure” ed esenti dal virus. Dalla parte opposta del Congo, nel 2018, Ebola ha ucciso 2.200 persone.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, conferma che «sebbene gran parte dell’attenzione sia concentrata sulla pandemia del Covid-19, l’OMS continua a monitorare molte altre emergenze».

Rimosso dall’incarico il sindaco di Beni

Ma oltre alle due crisi sanitarie in corso, a preoccupare molto è una nuova ondata di violenza (in realtà mai sopita) che affligge Butembo-Beni, nel Nord Kivu.

Qui, nella parte orientale del Congo, da anni diversi gruppi armati compiono massacri, furti di terra e uccisioni ai danni soprattutto della popolazione di etnia Nande.

Padre Gaspare Di Vincenzo, missionario comboniano a Beni, ha sempre denunciato questa mattanza ed ora è tornato a parlare con noi di «rischio massacri a Butembo-Beni», dove appena sabato scorso si sono verificati nuovi episodi di violenza.

«Beni non è una città sicura», reclama la gente e denunciano i nostri missionari. Ma le autorità non provvedono. Pertanto si sono creati gruppi di protesta formati dai cittadini più giovani, come il movimento Lucha, Lutte pour le changement.

Un militante di questo gruppo, un ragazzo di 22 anni è stato ucciso dalla polizia il 22 maggio scorso, durante una manifestazione di protesta pacifica. Gli attivisti chiedevano maggiori controlli e sicurezza in tutta la provincia.

A seguito di questi disordini il sindaco della città di Beni il 30 maggio scorso è stato rimosso dal suo incarico.

Padre Gaspare ci mostra la fotocopia del documento ufficiale del governatorato provinciale del Nord Kivu, che attesta la decisione di sospendere il sindaco BwanakawaMasumbuko Nyonyi per aver «violato il codice di buona condotta dei funzionari statali», si legge.

Il missionario spiega che il Nord Kivu è una polveriera pronta ad esplodere e parla di «rischio balcanizzazione della Repubblica democratica del Congo», soprattutto per via di infiltrazioni armate dall’Uganda.

Anche il vescovo della diocesi di Bunia, Dieudonnè Uringi, ha recentemente denunciato il forte timore di «balcanizzazione» del Congo: il rischio è che si creino divisioni ed occupazioni di terra come già avvenuto in Sudan.

In un messaggio del 2 marzo 2020 il Comitato Permanente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo scriveva: «siamo preoccupati per la persistenza dell’insicurezza generalizzata nell’est del Paese, provocata da gruppi armate locali e stranieri, in particolare nelle province dell’ituri, del Nord Kivu e del Sud del Kivu».

Secondo i missionari e gli attivisti il problema è il tentativo di realizzare una “pulizia etnica” ai danni della popolazione Nande che qui ha saputo realizzare un discreto successo economico, mettendo a frutto la ricchezza della terra e le risorse della regione. Ma perché proprio a Beni? Anzitutto Beni è vicina al Virunga National Park, alla foresta di Ituri e alle montagne di Rwenzori, luoghi selvatici e non sorvegliati che sono diventati il quartier generale dell’Adf (gruppo armato ugandese) da decenni.

L’Adf affonda le sue radici nel Tabliqi Jama’at, movimento islamico. Alcuni lasciarono la capitale Kampala in Uganda per rivendicare dei supposti diritti all’interno di un movimento separatista che si era rifugiato sulle montagne Rwenzori.

(Sul numero di aprile di Popoli e Missione, un pezzo del dossier è stato dedicato proprio al carnage di Beni. Clicca qui per il pdf del numero).