La Francia in Africa: meno aiuti e più business

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L’aula dell’università di Ouagadougu in attesa del presidente francese Emmanuel Macron, ieri, era gremita, attenta, rispettosa.
Una distensione e una propensione all’ascolto che hanno fatto pensare ad una fiducia ancora forte da parte delle giovani generazioni africane nei confronti dell’ex madrepatria.
Gli studenti del Burkina Faso hanno accolto Macron con i canti, alzando i loro cellulari per fotografare la sua faccia come si fotografa quella di un grande leader.
Eppure Macron li ha ricambiati con un discorso retorico e omertoso.

«Non c’è più una politica africana della Francia – ha detto – sono venuto per dirvi che scriveremo insieme una nuova pagina.

Appartengo ad una generazione che non viene a dire agli africani cosa devono fare. Appartengo alla generazione di quelli per i quali la vittoria di Nelson Mandela è una delle migliori memorie politiche». Niente più francoafrique, dunque.
L’Africa non è un «continente perduto – ha incalzato Macron – né un continente che deve esser salvato».
L’Africa si salva da sé, era il senso di tutta la sua lunga riflessione.
Eppure lui nell’Africa francofona continua ad andarci, e lo fa per siglare accordi economici e commerciali con le leadership e con il business locale. E per frenare in ogni modo le migrazioni.
L’inquilino dell’Eliseo in una lunga intervista al settimanale Jeune Afrique ha spiegato che la sua priorità è la lotta al terrorismo e al traffico di esseri umani «che minaccia la stabilità delle due sponde».
Il 39enne ha illustrato pure per grandi linee la “nuova” rotta francese, che adesso segue con accortezza: visione securitaria basata su una stretta partnership economica.

«Dovremmo costruire un partenariato strategico tra le due Unioni (quella europea e quella africana) che rinnovi completamente la visione, per uscire una volta per tutte dalla logica della carità e del clientelismo e perseguire una relazione politica ed economica paritaria», aveva dichiarato Macron.

Ma che significato può avere per la Francia la locuzione ‘relazione economica paritaria’?
E’ chiaro anzitutto che la Cooperazione allo sviluppo in Africa è già tramontata.
Lo è nell’ottica francese, ma anche in quella italiana, tedesca e britannica.
L’Unione europea ha peraltro dimostrato che il Fondo Fiduciario per l’Africa (Africa Trust Fund), creato per portare sviluppo e lottare contro la povertà, è stato utilizzato per militarizzare le frontiere, controllare le migrazioni ed impedire ai giovani di partire.
Ecco la ‘visione’ che i leader europei (e quelli africani) rafforzeranno al vertice Ue- Africa in corso ad Abidjan: fondi in cambio di un fronte comune contro le migrazioni. Non contro i traffici di esseri umani, ma contro l’aspirazione sacrosanta degli esseri umani a lasciare i Paesi nei quali non possono attualmente immaginare un futuro di prosperità. Soprattutto in mancanza di politiche comuni di lotta alla povertà.
Macron non fa segreto del fatto che le sue priorità sono, in ordine d’importanza:

«la sicurezza, la libertà e la responsabilità, i diritti delle donne, l’istruzione e la formazione, le infrastrutture e infine lo sviluppo del settore privato (Pmi africane che creino impiego)».

Peccato che l’una neghi l’altra: mettere la sicurezza al primo posto significa sbattere la libertà in fondo alla lista, e non nominare la Cooperazione allo sviluppo significa non agevolare né l’istruzione nè la formazione.
In un’altra intervista rilasciata a Le Monde Afrique, il giovane Macron assicura che abbandonerà l’idea interventista di Hollande in Africa per puntare tutto (o molto) sull’industria e il commercio.

«Vorrei mobilitare maggiori finanziamenti sia pubblici che privati per finanziare le infrastrutture e le Pmi africane, creatrici d’impiego. E poi promuovere il ruolo delle donne, raddoppiando il finanziamento di progetti legati all’uguaglianza di genere».

Se due più due fa quattro: meno “carità”, meno “dono” e più business, che torni di utilità anche alla madrepatria francese. Più controlli alle frontiere e confini blindati, in modo che si chiuda il rubinetto degli arrivi dall’Africa, ufficialmente per tenere a freno il terrorismo. Ecco qual è la ‘visione’ di Macron per l’Africa.