In Malawi dopo il ciclone “restano tanta fame e desolazione”

Il racconto di un missionario comboniano che vive nella regione colpita assieme ad altri tre confratelli

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Nel distretto di Nsanje, in Malawi, dove il 13 marzo scorso si è abbattuto il ciclone tropicale Freddy, è tornata la calma ma non la sicurezza.

Qui la fame morde perchè i raccolti sono andati persi per via dell’alluvione.

Ce ne parla padre Patrick Lipenga, al telefono dalla casa dei comboniani e dei seminaristi di Balaka, 300 km da Nsanje.

«Tutte le famiglie colpite nella zona sono rimaste senza casa e stanno tutte insieme, ospitate nelle scuole, nelle parrocchie e in chiesa ma il problema è che non hanno cibo, eccetto quello che arriva dagli aiuti governativi e da quelli della diocesi”, racconta.

“Nei distretti di Blantyre-Chilobwe, Chiladzulo e Phalombe che sono aree montuose, si conta il numero più alto di vittime – dice –

Tuttavia, i distretti di Nsanje e Chikwawa presentano la maggior parte di sfollati e sono senza casa”.

Gli sfollati ammontano ad oltre 500mila in tutto il Paese, secondo gli ultimi dati dell’Oim delle Nazioni Unite e si contano più di 500 i morti.

Poi c’è la vita ancora più precaria di chi è rimasto senza più nulla e deve ricominciare tutto da capo.

Intere famiglie di Nsanje si sono ritrovate nel giro di poche ore private della casa, dei campi coltivati a mais e soprattutto dei loro animali, dai quali ricavavano latte e carne, ossia la loro sussistenza.

«Adesso stanno aspettando che il governo li aiuti a ricostruire la casa, ma passerà molto tempo e si vive nella mancanza di lavoro e nella fame», dice padre Patrick, lui stesso malawiano del Sud, proveniente proprio dalla regione più soggetta alla devastazione del ciclone.

«Il governo e la chiesa distribuiscono riso e polenta ma non ci sono abbastanza verdure nè carne da metterci dentro». dice.

L’epidemia di colera, per ora, ha lasciato in pace la popolazione dopo averla duramente colpita nei mesi scorsi. Ma sopravvivere non basta.

«I piccoli coltivatori avevano i loro campi vicini alla casa, coltivati a mais ma è andato tutto perso!».

Ad oggi le alluvioni sono terminate, «c’è ancora pioggia anche se non forte e non è come gli altri anni: a marzo e aprile normalmente le piogge smettevano, adesso ne abbiamo ancora ed è molto strano», aggiunge il comboniano che vive nella comunità missionaria a 300 km dall’epicentro del ciclone, con altri tre sacerdoti.

Uno del Malawi come lui, un missionario del Congo e un tedesco.

«Viviamo nella casa di formazione e insegniamo ai seminaristi,  lavoriamo in parrocchia. Mi spiace per le famiglie sfollate che sono ospiti da noi, non c’è molto da fare per loro qui e i loro figli non possono andare  a scuola».

Uno stallo che non ci voleva nel Malawi già tanto povero e privo di occasioni di qualsiasi genere per lo sviluppo.