Covid Africa: “portare i vaccini non basta, l’infodemia ha creato diffidenza nella gente”

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«Vaccinare in Africa contro il Covid è particolarmente problematico dal punto di vista della sanità pubblica anche per via dell’infodemia che ha determinato anche lì il passaggio di notizie false» rispetto all’uso e all’efficacia dei vaccini contro il virus.

A dirlo è Walter Ricciardi, professore di igiene e salute pubblica e consulente del governo sulla pandemia. Il docente è intervenuto stamani durante un convegno di Amref sull’Africa e il Covid.

«Mentre le mamme sono disposte a fare chilometri di strada a piedi per vaccinare i loro bambini contro le malattie infantili più comuni – ha spiegato Ricciardi –  è molto complicato portare le persone a vaccinarsi contro il Covid in Africa, anche per via dell’infodemia che ha determinato il passaggio di notizie false».

«Il Sudafrica è un Paese particolare: offre l’immagine migliore di tutte grazie alle capacità che ha sviluppato e all’onestà con cui ha trasmesso i risultati rispetto ad Omicron, ma presenta anche una scarsa vaccinazione», ha aggiunto.

E proprio la bassissima propensione delle persone a farsi iniettare dosi di vaccino è al centro dell’attuale dibattito: alla voce di Ricciardi si aggiunge quella di Paola Crestani, presidente di Amref che dice:

«Avere i vaccini in Africa non è sufficiente: c’è una infodemia che ha portato a credenze sbagliate. C’è bisogno di una grande sensibilizzazione anche rispetto alla necessità di vaccinarsi. E’ importante che nel momento in cui i vaccini sono resi disponibili le di persone abbiano la volontà di farsi vaccinare».

Tra le proposte messe in campo dalla ong Amref quella di liberalizzare la produzione locale di vaccini e rafforzare il sistema sanitario africano, oltre alla necessità di fare una corretta informazione in loco.

«Amref ha fatto diverse proposte – ha detto Crestani – anzitutto che i Paesi ricchi non accumulino così tante dosi di vaccino che altrimenti non vengono rese disponibili per l’Africa.

Poi togliere i brevetti in modo che le produzioni possano essere fatte anche in Africa. E infine rafforzare  il sistema sanitario africano altrimenti in futuro, alla prossima occasione di pandemia ci troveremo ad avere un’Africa dipendente dai paesi ricchi».