Covid-19 in Africa: nei campi profughi possibili “conseguenze devastanti”.

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Guardando la mappa della Johns Hopkins University e cliccando sul dettaglio dei Paesi africani, il contagio da Covid-19 appare ancora tutto sommato contenuto in Africa, rispetto al resto del mondo.

Però i numeri aumentano di giorno in giorno: il totale dei deceduti oggi è di 146 persone, ma preoccupa il totale dei morti in Egitto – che sono già 40 – e il numero dei contagiati in Sudafrica, ad oggi 1280.

Anche nella Repubblica Democratica del Congo (8 morti e 81 contagi a Kinshasa) e nel Burkina Faso (12 morti e 222 contagi) l’allerta cresce.

La Croce Rossa Internazionale in queste ore ha messo in guardia soprattutto rispetto ad un’emergenza normalmente trascurata: quella dei campi profughi e degli accampamenti informali per sfollati interni. In tempi di pandemia queste aree diventano un temibile focolaio, dice.

 

“Se non si prendono misure adeguate per evitare il contagio – avverte la CRI sul suo sito web – le conseguenze saranno devastanti”.

“Decine di milioni di persone in tutta l’Africa vivono in campi di accoglienza affollati oltre misura, o in accampamenti informali dove spesso le strutture sanitarie sono insufficienti e l’accesso all’acqua potabile e pulita è scarso”, si legge.

Le situazioni ‘border line’ riguardano le migliaia di persone che sono scappate da conflitti interni, carestie (vd quella da cavallette in Kenya), o altre pandemie e che si sono riversate in questi anni, in Paesi disposti ad accoglierli, come l’Uganda.

La Croce Rossa Internazionale evidenzia la vulnerabilità di una serie di Paesi, tra cui Burkina Faso (dove 1,5 milioni di persone hanno un limitato accesso agli ospedali per via dell’escalation di violenza nel 2019); Mali (soprattutto nel nord, dove il 90% delle strutture ospedaliere è andato distrutto per via della guerra) e Sud Sudan (nelle aree rurali si conta un medico ogni 65mila persone). Mentre in Somalia solo il 50% della popolazione che vive nelle aree urbane ha accesso alle strutture sanitarie.

 

Guardando ai numeri del contagio COVID-19 di queste ultime ore, e tornando dunque alla mappa più completa elaborata in tempo reale, il Nord Africa, con l’Egitto in testa, è sicuramente la regione più colpita rispetto a tutta l’area sub-sahariana. All’Egitto seguono il Marocco con 516 casi di contagio e 27 morti, e l’Algeria con 511 casi di infezione e 31 decessi.

Abbiamo intervistato un medico che ha lavorato all’OMS, Ahmed Ogwell, keniano, oggi coordinatore del Primary Prevention of non-communicable diseases e vice-direttore dell’Africa Center for Disease Control and Prevention.

Ci ha spiegato che “uno dei problemi più evidenti per tutto il continente africano è la scarsità di materiale di base per la protezione delle persone. Mascherine, guanti, ma anche detergenti, saponi ecc…”. Tutto questo non viene prodotto in Africa.

“Noi non abbiamo fabbriche di manufatti di questo tipo – spiega  –  E di solito li importiamo. Ma in questo momento farli arrivare dall’Asia è quasi impossibile e lo stesso per il resto dell’Occidente che già deve fare i conti con una scarsità di materiale per se stesso”.

Per Ogwell, “se i numeri crescono avremo un grosso problema in Africa”.

L’altra grave difficoltà evidenziata dal medico è che la parola quarantena non ha molto senso in Africa: “la gran parte delle persone in Africa necessita di uscire di casa ogni giorno per lavorare e per mangiare. Se non escono non mangiano.

E’ un problema di sopravvivenza materiale: la scommessa per noi in questo senso è enorme. Ripeto: se il numero rimane contenuto la crisi è gestibile, se i numeri crescono la scommessa è impegnativa e questo a prescindere se si sia nelle grandi città o nelle zone rurali, dove comunque le strutture sanitarie sono scarse”.  

Ci sono poi diverse specificità relative al continente africano: l’esperienza accumulata per combattere l’Ebola, ad esempio, se da una parte è utile per la gestione dell’emergenza Covid, dall’altra non serve per la parte medica, “poichè si tratta di unA modalità di trasmissione completamente diversa. In questo senso, il Coronavirus è molto peggio di Ebola, poichè è più subdolo. Un asintomatico non può trasmettere l’Ebola, mentre una persona asintomatica può tranquillamente trasmettere il COVID 19″.