Myanmar, suor Ann Rose Nu Tawng: “rischio ancora la vita, ma è una scelta”

Domenica prossima il Papa celebra in Vaticano una messa per la comunità birmana, pregando per la fine della guerra civile.

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«Credo che ci sia ancora un rischio per la mia vita. I poliziotti continuano a controllarmi e mi fanno molte domande, scattano foto. I miei superiori mi hanno suggerito di non uscire troppo spesso fuori dalla clinica dove lavoro, quando devo farlo passo dall’interno, da un’uscita secondaria».
La paura però non è tanto per se stessa quanto «per il futuro del Myanmar».
«Vorrei rivolgermi a tutti i Paesi – dice -affinchè ci aiutino a salvare il nostro popolo e le generazioni future».
A parlare, in collegamento dal Myanmar con la sala stampa di Radio Vaticana a Roma, per la presentazione del libro-intervista “Uccidete me, non la gente”, è suor Ann Rose Nu Tawng, della Congregazione di San Francesco Saverio, diventata un simbolo della resistenza popolare birmana.
Lo scorso 28 febbraio la religiosa si inginocchiò difronte all’esercito birmano schierato, chiedendo di essere sacrificata, se necessario, ma di salvare il popolo.
E la sua immagine fece il giro del mondo.
«Se avrò occasione di parlare col Papa – dice oggi la religiosa nel presentare l’istant-book edito della Emi e scritto con il giornalista Gerolamo Fazzini – vorrei chiedergli che si rivolgesse ai capi delle nazioni per salvarci».
Pur sapendo quanto rischia, la donna ha fatto una scelta di non ritorno: essere testimone fino alle estreme conseguenze e lo ha confermato oggi nell’incontro moderato dalla giornalista Monica Mondo: «il mio primo obiettivo era salvare le persone, ho rischiato pur sapendo che stavo mettendo a repentaglio la vita».
Il primo febbraio 2021 con un colpo di Stato annunciato, i militari birmani hanno ripreso il potere con la forza, schiacciando nel sangue ogni tentativo di ribellione.
«Attualmente in Myanmar le proteste continuano e i giovani cercano in tutti i modi di manifestare. Comunque scendono in piazza, si espongono», spiega la suora.
La sua ricostruzione dei fatti è molto dettagliata: «quel giorno ho sentito che lo spirito Santo mi sosteneva. Dio si è servito di me per salvare questo popolo. Il 28 febbraio stavo lavorando nella  clinica, io sono infermiera. Sentivo la voce dei poliziotti che urlavano all’esterno, e allora sono uscita. Mi sono inginocchiata davanti a loro perché ho pensato ai giovani che forse avrebbero scampato il pericolo».
Suor Ann Rose ricorda: «Mi sono meravigliata di essere ancora viva. Pensavo e dicevo: “forse sono morta e la mia anima sta vagando”. Non riuscivo a capire, ero stupita di essere ancora in vita».
Poi ha capito che «Dio si stava servendo» del suo tramite e ha risposto eroicamente. I militari naturalmente non si sono fermati, la repressione in Myanmar prosegue e la suora ha continuato a schierarsi.
In un’altra occasione ancora, «per salvare quelle persone ferite ho dovuto portarle col motorino in un altro ospedale – racconta – Poi mi sono messa la mascherina per non farmi notare. Non sapevo che la mia foto era arrivata sui media. Comunque mi sono messa la mascherina così non mi hanno potuto riconoscere. Avevo paura che i miei superiori mi rimproverassero e comunque non volevo mettere a rischio nessuno».
Domenica prossima Papa Francesco celebrerà una messa in Vaticano per il Myanmar, alla quale parteciperà parte della comunità birmana a Roma. Saranno presenti anche religiosi del Myanmar (tra cui due consorelle di suor Ann Rose) che vengono da altre città d’Italia.  La celebrazione sarà occasione per riaccendere i riflettori sul Paese asiatico nella morsa dei militari oramai da oltre tre mesi.
«Le parole del papa valgono molto e sono ascoltate da tutti – dice suor Ann – Io spero che la sua voce abbia un effetto. Sono tanto orgogliosa del papa e gli dico un grazie immenso».