Il Mozambico nella “trappola del debito climatico”

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Non c’è pace né sicurezza nel Mozambico colpito da due calamità naturali devastanti nel giro di cinque settimane. Dopo il ciclone Idai (che ha fatto oltre mille morti in tre Stati), il 26 aprile scorso si è abbattuto sul Paese il ciclone Kenneth, che ad oggi ha ucciso 38 persone.

Nonostante la sua potenza, Kenneth si muove lentamente e fa pensare ad una maggior persistenza di piogge torrenziali su un’area circoscritta, nella provincia di Pemba, che ancora fatica a riprendersi dopo la precedente devastazione.

Gli esperti dicono che non si era mai vista una concomitanza di eventi naturali di questa portata, decisamente inusuali per un Paese dell’Africa orientale.

I cambiamenti climatici sarebbero all’origine di fenomeni metereologici apparentemente inspiegabili.

«Non c’è dubbio che quando si verifica un ciclone tropicale come questo –  ha detto alla Bbc Friedrike Otto dell’università di Oxford – l’intensità delle piogge è più forte e a causa dell’innalzamento del livello del mare, il risultante allagamento è più intenso di quanto potrebbe essere se non ci fossero anche i cambiamenti climatici, provocati dall’azione umana».

Sarah-Jayne Clifton, ex direttore della Campagna Jubilee Debt, che si occupa di questioni legate al debito estero dei Paesi poveri, ha inoltre parlato di trappola del “debito climatico”.

Ossia, ha spiegato che questi eventi richiedono interventi economici sostanziosi e si ripeteranno sempre più di frequente in futuro, aggredendo Paesi già molto poveri e indebitati, spingendoli così in una spirale di ulteriore indebitamento.

E’ molto difficile prevedere questi fenomeni atmosferici violenti e dunque è quasi impossibile un’allerta meteo repentina per mettere a riparo le popolazioni, in particolare le famiglie povere delle campagne, dove le condizioni di vita sono già precarie.

Nell’area commerciale della provincia di Pemba (nello Stato di Cabo Delgado) in Mozambico, i residenti hanno dichiarato ai media che il peggio ora sembra passato dopo una settimana di fortissime piogge e allagamenti, ma restano i danni incalcolabili provocati dalla calamità.

Centinaia di famiglie non hanno più casa e migliaia di persone ancora sono alle prese con gli allagamenti.

«La pioggia si è fermata, ma c’è ancora tanta acqua sul terreno allagato, però ora almeno le principali strade della città sono viabili», ha detto alla Cnn un abitante di Pemba.

Secondo l’istituto Nazionale mozambicano di gestione delle crisi, oltre ai 38 morti l’ultimo ciclone avrebbe danneggiato e in gran parte distrutto, 35mila abitazioni.

La macchina internazionale degli aiuti e delle emergenze si è mossa  fin da subito: Save the Children ha detto che servono nuovi fondi e che la situazione umanitaria è allarmante. Le Nazioni Unite hanno stanziato 13 milioni di dollari per il Mozambico e le Isole Comore, soldi destinati alla raccolta di cibo, acqua e infrastrutture d’emergenza.