Oggi si ricordano i missionari martiri

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La Giornata in memoria dei missionari martiri, che si celebra oggi in tutta la Chiesa italiana con lo slogan “Voce del Verbo”, è arrivata alla trentesima edizione.

Promossa da Missio Giovani, settore della Fondazione Missio (organismo pastorale della Cei), ha l’obiettivo di rendere viva la presenza di chi ha annunciato il Vangelo con passione e coraggio, anche a costo della vita.

La scelta del 24 marzo ricorda la drammatica uccisione di Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, assassinato in questa data nel 1980 e proclamato santo da papa Francesco il 14 ottobre 2018.

La sua figura rappresenta tutti gli umili servitori della Parola di Dio che, nel silenzio del loro servizio ai poveri e agli emarginati di ogni continente, hanno perso la vita in circostanze violente.

La prima edizione della Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri risale al 24 marzo 1993, quando il Movimento giovanile delle Pontificie Opere Missionarie (la cui eredità è stata raccolta da Missio Giovani) ideò l’iniziativa con lo slogan “Simili a Cristo”.

Nel manifesto di allora si indicava esplicitamente la necessità di non dimenticare chi aveva dato la vita per il Vangelo:

«La missione – era scritto sotto lo slogan – alimenta la vita di fede della comunità cristiana per mezzo dei suoi martiri. Facciamo memoria».

Il coinvolgimento dei giovani, promotori e protagonisti di quest’iniziativa, è spiegato da Michele Pignatale, segretario nazionale del Movimento giovanile missionario nel 1993, quando fu ideata la Giornata.

Commentando l’eco della prima edizione, nel marzo 1994 scriveva così su Popoli e Missione (mensile delle Pontificie Opere Missionarie, oggi Fondazione Missio):

«Quest’appuntamento promosso da giovani è per loro un’occasione privilegiata per riorientare il cammino e dare senso e sostanza alla vita. […] In un mondo di violenza, dove si muore di droga, di solitudine, di guerra, di odii scatenati, di fame e di altre mille miserie, fa bene confrontarsi con chi sa morire d’amore».

Parole di qualche decennio fa, ma ancora molto attuali. Per i giovani e non solo.

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