Mentre l’Unione Europea «continua a fare il suo gioco» respingente e sofisticato alle frontiere, esternalizzandole oltre ogni limite, «nel Sahel le persone sopravvivono a stento in una realtà poverissima, sempre più dura e scomoda».
A parlarci di un Niger nettamente peggiorato rispetto al 2015 (l’anno spartiacque del Colpo di Stato) è padre Mauro Armanino, missionario Sma per anni a Niamey e oggi in Italia.
Tra sfollati interni generati dalla violenza dei gruppi armati islamisti; migliaia di richiedenti asilo provenienti da Nigeria, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia;
tra i respinti dall’Algeria e coloro che non arrivano ad attraversare il deserto, ci sono le Nazioni Unite indebolite e le giunte militari sovraniste.
Il Sahel e il gran caos del deserto, tra campi profughi e città di sabbia, appare un’immensa zona grigia vacante, dove si eclissano gli invisibili.
Sono migliaia: uomini, donne e sempre di più anche bambini, conferma Armanino.
«Oggi – dice il missionario – la situazione è più complicata per la gente del posto, gli abitanti storici del Niger e del Mali, perseguitati loro stessi dai gruppi armati islamisti, ma lo è anche per mezzo milione di rifugiati o richiedenti asilo che arrivano dai Paesi limitrofi in fiamme, dove sono perseguitati».
Dal Sudan, dalla Repubblica Democratica del Congo, dalla Somalia, dal Centrafrica, «prendono taxi bus e si fanno centinaia di km a piedi: c’è pudore a raccontare queste storie», racconta.
Ad Agadez vivono milioni di persone che non hanno più patria e attendono di essere trasferite in Paesi sicuri:
«si tratta di migliaia di richiedenti asilo giunti dai Paesi in guerra, compresa la Nigeria, che aspettano di ottenere visti per l’Europa.
Tra loro ci sono molte donne con bambini».
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati «dovrebbe occuparsi di tutti. Ma non riesce anche perchè è stato depotenziato. Ci sono zone grigie in cui la gente non esiste più».
Agadez è una specie di immensa bolla dove i più poveri ed emarginati, senza diritti, già espulsi o mai arrivati, in attesa di uno status, non protetti, vivono in strada.
La missione cattolica dello SMA intercetta esattamente questa umanità senza più nessuna speranza.
«I militari al potere hanno sconfessato la legge che frenava i migranti, la numero 36 del 2015, dicendo che era stata creata dal colonialismo dell’Occidente. E questo è certamente vero.
Dunque in teoria ci sarebbe più libertà di movimento per tutti nel Sahel; ma nella pratica no, perchè le frontiere sono in realtà tutte esplosive».
Come in uno spietato gioco dell’oca, i respingimenti partono dall’Algeria, dalla Tunisia o dalla Libia.
Prima del Colpo di Stato del luglio 2023, il Niger era considerato un «pilastro della strategia dell’Unione europea per il contenimento dei flussi migratori provenienti dall’Africa Subsahariana – dice Oliviero Forti di Caritas Italiana – Questa partnership si basava proprio sulla legge n. 36 del 2015».
Che di fatto criminalizzava qualsiasi attività di trasporto o assistenza all’immigrazione irregolare.
«Da una parte – spiega Armanino – c’è la retorica di non voler più essere aiutati, dall’altra il sovranismo della giunta militare: è tutto un negoziare tra il diplomatico e il tenere un basso profilo per evitare di toccare la suscettibilità dei militari il cui irrinunciabile obiettivo è il perpetuarsi nel potere».
La giunta è molto chiara: «per loro l’aspetto dei rifugiati incombe totalmente sull’Alto commissariato per le Nazioni Unite e la questione dei migranti deve essere risolta dall’organizzazione internazionale per le migrazioni.
Ma nella realtà non è così perchè ci sono persone che non rientrano in questi parametri: non sono nè migranti nè richiedenti asilo e noi ci occupiamo esattamente di loro».
Mali, Burkina Faso e Niger contano una popolazione combinata di 77 milioni di abitanti, 28 dei quali nel solo Niger.
In Mali, secondo la Coalition malienne des droits de l’enfant ci sono 20mil bambini esposti all’accattonaggio, il 43% dei quali sono femmine.
In Niger una inchiesta della Ong Anti Slavery ha accertato che su 1543 scuole coraniche, 86mila e 800 scolari sono costretti ad andare ad elemosinare.
«Molti invisibili passavano alla missione cattolica dal sottoscritto e tante di queste persone, poichè chiudevano le case di accoglienza in città per mancanza di soldi, si ritrovava sulla strada».
Possono passare anni in Niger prima che un rifugiato sia ricollocato altrove e nel frattempo deve ricrearsi una vita vivibile nel deserto.
Sono anni di attesa, di fame e spesso di morte.

