Leopoli, don Cattelan: “nessuna città è sicura, noi facciamo da ponte per chi fugge”

La casa del Don Orione è sia un rifugio per i profughi che uno snodo per chi vuole fuggire in Italia.

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La premessa è che «nessuna città è davvero sicura in Ucraina in questo momento, neanche Leopoli».

«Quando scatta l’allarme e suonano le sirene, lo vediamo dalle app: capiamo di che tipo di allerta si tratta, e ci rifugiamo nei bunker o nei rifugi. Poco fa ne è scattato un altro, un allarme bomba dal cielo».

A parlarci al telefono da Leopoli è don Moreno Cattelan, missionario di Don Orione, che nei giorni scorsi ha raggiunto i confratelli fuggendo dalla capitale.

«Al momento ospitiamo una quindicina di persone, quattro famiglie, tra cui una mamma con una bambina di un mese e mezzo, mentre il papà è rimasto a Kiev a difendere la nazione», dice.

«Questa donna è un medico dell’esercito, era molto combattuta se restare nella capitale o venire a Leopoli, alla fine ha deciso ma col cuore è rimasta lì. Io le dico: l’Ucraina da salvare la tieni tra le braccia, è la tua bambina».

In queste ore la casa del Don Orione è uno snodo fondamentale per chi arriva e per chi vuole partire:

«con i confratelli faccio sia da ponte con i profughi che ospitiamo provvisoriamente qui e che vogliono lasciare il Paese, sia da accoglienza per quelle famiglie che invece vogliono restare in Ucraina», spiega don Moreno.

Il sacerdote spiega che quasi ogni palazzo possiede, nei sotterranei dei rifugi retaggio della guerra fredda.

«Abbiamo ricavato un rifugio anche qui, sotto casa nostra, se vogliamo però c’è la possibilità di raggiungere a 500 mt da qui una vero e proprio bunker costruito in epoca sovietica», racconta.

La struttura del don Orione a Leopoli ospitava fino a pochi giorni fa una ventina di ragazzi disabili che grazie all’intervento dell’Italia e ad una complessa organizzazione messa in campo dai sacerdoti, hanno potuto raggiungere l’Italia.

«Li abbiamo accompagnati in auto fino al confine con la Romania e da lì sono stati raggiunti da mezzi italiani che li hanno accompagnati nel nostro Paese, da ieri sono a Tortona».

Per realizzare una via di fuga verso l’Italia, gli orionini, supportati dalla casa madre, devono attivare delle procedure non facili che richiedono anche molto tempo.

«Questo popolo ucraino è sempre stato rassegnato, è sempre stato sotto un dominio, ma adesso ha preso coscienza e vuole liberarsi ad ogni costo», spiega il sacerdote.

«Un popolo ha il potere di destituire un tiranno, se vuole! – dice – La rivoluzione di piazza Maidan del 2014 è stata fatta passare come colpo di Stato, ma non è così! Era una rivoluzione genuina e ora gli ucraini non accettano l’occupazione russa».