Intervista all'analista di Medio Oriente, giornalista e ricercatore Giuseppe Acconcia

Iran: ad un passo dall’intervento Usa, si spera nella de-escalation militare

Facebooktwitterlinkedinmail

Ad un soffio da un ulteriore allargamento del conflitto in Medio Oriente (che prefigura scenari apocalittici), si guarda ora ai prossimi passi degli Stati Uniti e alla capacità di promuovere una de-escalation militare tra Iran e Israele.

Che però in pochi ‘grandi’ desiderano.

Il ruolo degli Stati Uniti in Iran «è ancora incerto e c’è una carta negoziale da giocare», ci spiega l’analista di Medio oriente e giornalista Giuseppe Acconcia.

«Si chiede all’Iran di azzerare completamente il programma di arricchimento dell’uranio». Ipotesi che trova spazi risicatissimi di manovra.

In ogni caso già ora gli Usa sono compromessi «in modo importante in Iran e ci sono prove del coinvolgimento americano a livello militare».

Donald Trump «è già dentro questa guerra», precisa Acconcia e le sorti del Medio Oriente sono in una fase delicatissima.

Eppure è proprio questa nuova ‘svolta’ bellica, con un secondo fronte di guerra aperto da Israele in Iran lo scorso 13 giugno, ad avere paradossalmente cambiato la narrazione dominante.

Facendo recuperare ad Israele consensi internazionali.

«Sta facendo il lavoro sporco per tutti noi» in Iran, ha detto ieri il cancelliere tedesco Friedrich Merz al G7 in Canada.

L’obiettivo ultimo di Israele (e degli Usa) spiega Acconcia, è eliminare la Guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, ma «si sottovaluta la struttura di questo grande Paese che è l’Iran e il fatto che anche se venisse ucciso Khamenei non è per niente detto che finisca la Repubblica islamica».

«La logica di Israele è la logica della guerra e lo Stato ebraico non vuole negoziare», dice l’analista che anche autore di diversi libri tra cui “Il grande Iran”.

A proposito del ruolo delle opposizioni e della società civile iraniana, Acconcia non ritiene che i bombardamenti israeliani e la decapitazione dei Pasdaran, stiano aiutando in qualche il movimento di protesta.

«Sentendo i miei contatti in loco, confermo che gli iraniani non sono in strada a chiedere la fine del regime.

Esiste il rischio di manipolazione esterna della protesta, con il coinvolgimento delle diaspore».

Facendo un passo indietro, perchè aprire un ulteriore fronte di guerra proprio adesso, in un momento così tragico per i palestinesi della Striscia di Gaza?

La scelta coincide con la pubblicazione del report dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) che «accerta, dopo varie ispezioni, un arricchimento dell’uranio superiore ai limiti consentiti»,  dice ancora Acconcia.

Tuttavia, «gli iraniani hanno dichiarato che non vogliono dotarsi di armi atomiche».

E di fatto nessuna ispezione ha accertato finora l’esistenza di bombe nucleari nei siti dell’Iran.

«Tutto ciò avviene in un momento molto delicato: il sesto round negoziale sul nucleare, in corso nell’Oman, i cui colloqui sono di fatto saltati», spiega Acconcia.

Vi si negoziava anche la revoca delle sanzioni economiche all’Iran.

Con questa azione militare «Israele vuole raggiungere tre obiettivi – argomenta Acconcia – Oltre a colpire le basi militari e le centrali nucleari iraniane, vuole la fine del regime degli Ayatollāh».

Il terzo obiettivo è oscurare Gaza, «soprattutto da quando c’è stata una pressione fortissima, tra Freedom Flotilla e marce degli attivisti, che non si erano mai visti in precedenza».

Ed è proprio questo lo scenario da scongiurare.