Haiti sempre più violenta, ma per i missionari no ad intervento militare

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Solo nel mese di aprile, più di 600 persone sono morte in una nuova ondata di violenza che ha colpito diversi quartieri di Port au Prince dove oramai da anni si è perso il controllo degli arbitri compiuti dalle gang armate.

Nei primi tre mesi di quest’anno gli assalti, le estorsioni e quasi 400 rapine hanno causato 846 vittime e 393 feriti, con un aumento della violenza del 28% rispetto al trimestre precedente.

«In un contesto di vuoto costituzionale e di impunità giudiziaria – scrive da Haiti all’Agenzia Fides padre Nestor Fils-Aimé, superiore dei Chierici di San Viatore (CSV) -. La gente sta reagendo per cercare di ovviare le tante sofferenze di anni di violenze.

Da settimane sull’isola caraibica la paura è stata sostituita da reazioni che purtroppo non sono sempre pacifiche.

Per fare alcuni esempi, ultimamente sono stati aggrediti oltre 200 banditi, in diversi quartieri sono state erette barricate e vengono perquisite auto per vedere se trasportano armi».

«Il concetto di come ottenere giustizia – aggiunge ancora padre Nestor – è molto vario. Noi missionari deploriamo la situazione ma la comprendiamo poiché le persone si sentono abbandonate al loro destino.

La gente non vuole un intervento militare delle Nazioni Unite che non risolverebbe i problemi ma li aggraverebbe.

Oggi, un intervento militare gioverebbe solo al governo di Ariel Henri e dei suoi scagnozzi. Noi missionari Chierici di San Viatore continuiamo a vivere e condividere la sofferenza ma anche la speranza del popolo haitiano».