Daniel e Chaterine, dal Sudan all’Egitto a Roma: “al Giubileo con papa Leone, abbiamo tanto da chiedere e da donare”

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Daniel e Chaterine sono nati entrambi a Khartoum, in Sudan, Paese dilaniato dalla guerra tra generali, ma oggi vivono sani e salvi in Egitto.

Anche grazie all’intervento della Chiesa egiziana che si è presa cura di loro.

In questi giorni sono a Roma per il Giubileo dei giovani e sabato e domenica prossimi, a Tor Vergata saranno tra i 200 ragazzi selezionati tra migliaia per accompagnare il Papa nell’apertura della celebrazione.

“Chiedo pace e unità per il mio popolo: questa è l’intenzione di preghiera che porgerò durante l’offertorio con Papa Leone”, spiega Daniel Lino, 29 anni e una vita in fuga da Juba al Cairo.

In modo per lui del tutto inaspettato è stato scelto all’interno di quei 200 per portare i doni dell’offertorio durante la celebrazione eucaristica di Leone XIV.

Lo incontriamo con il gruppo dei 15 ragazzi che arrivano dall’Egitto, durante una pausa romana: via della Conciliazione è un fiume di giovani raggianti, con le bandiere di tutto il mondo e la potenza dei colori.

“E’ un privilegio per me essere a Roma! – dice Daniel – Significa molto, non avrei mai pensato di farcela: due anni fa mi hanno chiesto se volevo partecipare al Giubileo ma mi sembrava una cosa impossibile.

Il vescovo mi ha aiutato in tutto anche con il visto e io l’ho presa come una risposta di Dio”.

Nato in Sudan, è dovuto fuggire nel 2010 nel confinante Sud Sudan: dopo appena 4 anni anche lì una guerra, stavolta tra il presidente Salva Kiir e il suo ex alleato Riek Machar. 

Caos e bombe lo hanno spinto a tentare la carta egiziana. Quando Papa Francesco visitò il Sud Sudan nel 2023 lui non c’era più da tempo.

Trasferitosi al Cairo nel 2014, Daniel si è iscritto all’università e lavora con la parrocchia ma soprattutto ha intrapreso un percorso vocazionale.

“Inizierò a settembre il cammino francescano perché la spiritualità mi conquista”.

Se ne avrà l’opportunità presenterà a Papa Leone i sogni e i desideri dei giovani del suo Paese: mettere fine alle divisioni che uccidono.

Catherine Shashati ha 38 anni, accompagna i ragazzi del gruppo egiziano in questo Giubileo: da Khartoum anche lei ha raggiunto Il Cairo nel 2023, a guerra inoltrata.

È sposata con Tony, neocatecumenale, e ringrazia Dio che le ha donato una nuova vita fuori dalla guerra.

“Oggi non c’è più così tanta violenza in Sudan ma non è sicuro viverci e io mi sento una scampata all’orrore perché sono uscita da Khartoum grazie a mio marito che è egiziano e grazie alla Chiesa latina che mi ha aperto le braccia. Non era per niente scontato per noi arrivare qui a Roma”.

Nel gruppo, che alloggia dai padri comboniani in via Lilio a Roma, c’è anche Maria Aziz, 25 anni, che frequenta la chiesa latina di san Joseph al Cairo e fa la volontaria con i carcerati: “la libertà delle persone è la mia preghiera.

Che tutti possano essere liberi, in Egitto e ovunque!”, dice.

“Non esistono le coincidenze ma le chiamate – assicura – bisogna capire cosa Dio voglia da te, questo è il punto. Discernere.

Per me è stare con le persone, con i miei coetanei, cosa che mi fa dare e ricevere allo stesso tempo.

Sto ancora cercando di capire cosa mi chiede Dio ma è un viaggio che dura tutta la vita… Ogni volta che faccio un’esperienza come questa, scopro cose nuove di me stessa.

E non c’è mai fine a questo processo”.

Nello stesso gruppo ci sono anche Mirna, Tony e Miral che dicono “è sia un privilegio che una responsabilità partecipare a questo Giubileo perché noi siamo qui a nome di tutti gli altri”.

Ognuno è consapevole che partire in aereo per l’Italia dall’Africa, non è un percorso usuale: normalmente un viaggio turistico per chi viene dai Paesi africani è un’utopia.

Miral nota che “ogni ragazzo qui prega e si esprime nella sua lingua, è una ricchezza infinita ed è incredibile stare tutti insieme, c’è una energia fortissima! Stiamo facendo amicizia con tanta gente”.