Ciad, don Perissinotto: “siamo in un regime militare, molto pericoloso”

«Bisogna solo capire se i ribelli avranno la forza di attaccare la capitale o meno».

Facebooktwitterlinkedinmail

«Siamo indubbiamente in una fase delicata: la mossa dei militari di formare il Consiglio Nazionale di Transizione, seppure mettendolo nelle mani del figlio del presidente ucciso, è pericolosa:  siamo di fatto entrati in un regime militare».

Don Silvano Perissinotto, fidei donum di Treviso, in missione a Fianga nella diocesi di Pala, nel sud del paese, ci dice che Il Consiglio, si legge nella nota rilasciata dai militari,  dovrà traghettare il paese per 18 mesi fino a nuove elezioni.

«18 mesi non sono pochi – continua don Silvano – in una situazione come quella in cui si trova il Ciad, paese poverissimo reso ancora più fragile dal Covid e dagli attacchi dei ribelli  che scendono da nord.»

«A farne le spese – dice – è sempre e solo  la popolazione: dove siamo noi, a sud, la scuola   non funziona, la sanità è inesistente, per non parlare del sistema dei trasporti. Dietro gli scontri tra governo e oppositori c’è la lotta di potere per le  ricchezze del paese, le sue materie prime».

«Da una parte la Francia che appoggia il governo del presidente Deby,  dall’altra  i ribelli, sostenuti da Turchia e paesi arabi.  Bisogna vedere adesso chi si muove e come. Da li capiremo molte cose».

«Bisogna solo capire se i ribelli avranno la forza di attaccare la capitale o meno», ci dice don Achille Bocci, fidei donum dalla missione di DjodoGassa, sempre nella diocesi di Pala.

«Qui al sud siamo troppo lontani per avere qualsiasi ripercussione concreta, siamo solo spettatori. Per la mia gente  risulta molto strana la sequenza degli eventi: l’attacco dei ribelli al nucleo delle forze armate dove era arrivato domenica il presidente Bedy,  pare che i suoi blindati non siano stati capaci di aprire il fuoco sul nemico nettamente inferiore di mezzi e uomini, tanto da essere rapidamente conquistati».

«Adesso si scatenerà sicuramente una difficile, lunga, subdola lotta di potere, prima di tutto all’interno dell’etnia di Déby stesso, gli Zagawa del nord est ciadiano, tra la  sua grande famiglia Itno e l‘altra grande famiglia degli Hagar da sempre sua rivale e concorrente, molto ricca e con esponenti di alto livello culturale.

Questa nuova lotta di potere tra le due famiglie potrebbe chiamare in causa l’etnia dei Goran, nel nord ovest del Ciad, e ancora quella dei beduini dell’estremo nord B.E.T. che avevano fatto parecchio penare Débi anni fa con il loro leader Togoimi: insomma nulla di nuovo per questo martoriato Ciad. E tutto, comunque, si gioca al nord, lontanissimo da qui, da DjodoGassa».