In Italia l’export di armi nel 2024 è cresciuto ancora, per un valore complessivo di circa 8 miliardi di euro, registrando un +23,58% rispetto al 2023.
I dati, contenuti nella Relazione annuale 2024 trasmessa dal nostro governo al Parlamento, dimostrano che «l’industria militare del Paese sta traendo profitto dal clima globale di riarmo».
A denunciarlo è la Rete Pace e disarmo che sul suo sito fornisce un dettaglio della relazione annuale.
«Nel 2024 il governo ha approvato un sensibile aumento di licenze per la vendita di armi italiane all’estero – scrive – : sfiorati gli 8 miliardi complessivi (considerando anche le intermediazioni) di cui 7,6 (+1,4 miliardi in un anno) derivanti da autorizzazioni individuali e licenze globali».
Stanno crescendo in maniera significativa le autorizzazioni complessive all’esportazione, che «concretizzeranno nei prossimi anni un grande aumento degli incassi delle aziende produttrici di armi a seguito della vendita a Paesi stranieri».
Sebbene «non siamo ancora arrivati ai picchi di una decina di anni fa, derivanti da mega contratti per sistemi d’arma molto complessi – commenta Francesco Vignarca, Coordinatore Campagne di Rete Italiana Pace Disarmo – il trend è in continua crescita, soprattutto delle autorizzazioni individuali, e ci dimostra come il tentativo sia quello di lucrare ogni anno di più sulla crescita delle spese militari globali, in particolare per sistemi d’arma».
Nel 2024, una parte significativa delle esportazioni italiane è destinata ai Paesi membri dell’UE e della NATO (44,09% del totale).
Il restante 55,91% ha interessato gli Stati extra UE non NATO.
«Questa inversione conferma una tendenza iniziata nel 2018, sul cui dato ha rilevanza la licenza di oltre un miliardo di euro autorizzata nei confronti dell’Indonesia».
Tra i principali destinatari, il Paese asiatico è salito dal trentacinquesimo al primo posto.
«Ulteriori variazioni degne di nota sono state registrate dalla Nigeria, passata dal sedicesimo al terzo posto, e dall’Ucraina, scesa dal secondo all’undicesimo posto».
L’export verso Francia, Regno Unito e Germania continua ad attestarsi tra le prime cinque posizioni in linea con la tendenza degli anni precedenti.
«Dalla Relazione – nota Maurizio Simoncelli, direttore dell’Archivio Disarmo – emerge chiaramente l’incremento continuo di autorizzazioni individuali dell’export italiano che, da una media di 1,5 miliardi del quindicennio 1991-2005, è arrivato a più del quadruplo.
L’aumento dimostra che la normativa vigente, che l’attuale governo vuole cambiare, nei fatti non ostacola l’export italiano come viene spesso lamentato».