I missionari e le missionarie tornano finalmente nella capitale del Sudan, nonostante il Paese sia ancora in fiamme e i due eserciti rivali continuino a farsi la guerra, tenendo in ostaggio un intero popolo.
I comboniani, già in parte rientrati a Khartoum, si preparano a rimettere in piedi le loro attività.
«Siamo in fase di ritorno a Khartoum», conferma al Sir padre Diego delle Carbonare, che è il provinciale dei comboniani in Egitto e Sudan.
«Due confratelli sono lì da dicembre e un terzo li raggiungerà tra pochi giorni – prosegue, parlando con l’agenzia stampa della Cei – Io sono stato a Khartoum a Natale per circa un mese e conto di tornare presto.
Anche altre congregazioni stanno cercando di ripartire, come i francescani e le suore di Madre Teresa.
Tutta la Chiesa sta cercando lentamente di rimettersi in moto».
Il 15 aprile saranno tre anni dall’inizio del conflitto in Sudan e di fatto oggi il Paese appare diviso in due: la guerra si è oramai cristallizzata in due blocchi contrapposti. L’esercito regolare, che rappresenta anche il governo, controlla il nord e l’est del Paese, compresa la capitale Khartoum, riconquistata circa un anno fa.
L’ovest e parte del sud —le regioni del Darfur e del Kordofan — restano teatro di combattimenti molto pesanti. In quelle aree continuano a operare soprattutto le Rapid support forces (Rsf).
Padre Diego spiega che se tornassero i combattimenti a Khartoum le persone che stanno cercando di ricostruire la propria vita sarebbero costrette a fuggire di nuovo. «Sarebbe una sofferenza enorme – afferma -. Anche per noi come Chiesa sarebbe un colpo durissimo. Stiamo raccogliendo fondi, riaprendo scuole e parrocchie. Abbiamo appena iniziato a riprendere le attività da dicembre e ora non sappiamo cosa aspettarci». (L’articolo per intero è leggibile qui)

