Sudan: Cavalletti (Caritas italiana) parla al Sir della resilienza delle donne sudanesi vittime di violenza

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A tre anni dall’inizio del conflitto in Sudan, Medici senza frontiere denuncia violenze sessuali contro donne e minori nel Darfur.

In un report appena pubblicato vengono documentate le testimonianze di migliaia di sopravvissute che raccontano abusi sistematici e quotidiani.

Per Fabrizio Cavalletti, responsabile dei programmi in Africa di Caritas italiana, intervistato dal Sir, si tratta di una “ferita che riguarda tutta l’umanità”.

Msf e Caritas richiamano la Comunità internazionale a proteggere i civili, fermare le violazioni del diritto umanitario, aumentare gli aiuti umanitari e interrompere la fornitura di armi ai contendenti.

Accanto all’orrore, emerge la resilienza delle donne rifugiate sostenute dai programmi Caritas in Ciad.

Di fronte a tale efferatezza, Fabrizio Cavalletti, responsabile dei programmi in Africa di Caritas Italiana, esprime al Sir “sgomento e indignazione”.

Secondo Cavalletti, queste atrocità riguardano l’intera umanità:

“Quando viene violata la vita in qualsiasi parte del mondo, viene ferita una parte dell’umanità di cui tutti facciamo parte”.

Cavalletti denuncia la sistematica violazione del diritto internazionale umanitario, sottolineando come i più vulnerabili siano diventati i bersagli principali.

Tuttavia, affianca all’indignazione un messaggio di speranza, citando la straordinaria capacità di riscatto mostrata dalle profughe sudanesi in Ciad.

Proprio lì, dove oltre il 90% dei rifugiati sono donne, programmi come gli orti comunitari sono avviati spontaneamente dalle sopravvissute, per affrancarsi dalla dipendenza dagli aiuti.

“Questo è un segno concreto della forza di queste donne e rappresenta un motivo in più per non distogliere lo sguardo”, afferma Cavalletti, spiegando come Caritas Ciad e la diocesi di Mongo, con il supporto di Caritas italiana, stiano sostenendo questi percorsi di autosostentamento e supporto psicologico.

Cavalletti ricorda che i due schieramenti oggi in lotta sono gli stessi che hanno attuato il colpo di Stato del 2021, soffocando una transizione democratica avviata nel 2019.

L’appello delle organizzazioni è unanime.

Da un lato, Msf chiede alle Nazioni Unite e ai donatori di potenziare con urgenza i servizi di protezione.

Dall’altro, Caritas italiana invoca la mediazione per una pace duratura.