Missione laica, Francesco Cosmi tra i Guaranì della Bolivia

Facebooktwitterlinkedinmail

Francesco Cosmi, missionario laico e da due anni fidei donum di Firenze, vive da 20 in Bolivia, nel territorio esteso e inaccessibile del Chaco. Si occupa della salute del popolo Guaranì che, per quanto povero, continua a insegnargli la speranza.

Un granito de arena (un granello di sabbia). è così che si definisce Francesco Cosmi, missionario della diocesi di Firenze in Bolivia da 20 anni.

Eppure, nella zona del Chaco, dove «la situazione dei diritti è molto fragile e l’economia di sussistenza viene minata dalla siccità e dal cambiamento climatico», si occupa di grandi cose, al punto da aver ricevuto il Premio Cuore Amico lo scorso ottobre.

Gli brillano gli occhi quando parla della sua missione, della terra divenuta la sua casa, dei Guaranì e dei progetti pensati per loro.

«Tutto, sia nel Chaco che nella mia vita, è iniziato grazie a padre Tarcisio Ciabatti, una persona incredibile che mi ha conquistato fin dal primo incontro. In un’ora, questo frate, missionario aretino in Bolivia dai primi anni Settanta, seppe trasportarmi in un mondo antico, fatto di valori e di rispetto».

Era il 2005. Francesco aveva 32 anni; si era laureato in Scienze Politiche e lavorava a Prato in ambito informatico. Tutto regolare, fino alla fatidica domanda:

«Sarà tutta qui la vita? Lavorare, tornare a casa, uscire con gli amici, risparmiare per il futuro?».

Evidentemente no, la sua esistenza voleva spenderla per gli altri. «Dopo i primi contatti, l’esperienza di un mese e una serie di impedimenti e coincidenze che il Signore mi ha messo davanti, alla fine sono partito con un biglietto aperto e non sono più tornato».

Lì, dopo qualche anno, ha conosciuto un’agronoma di etnia Guaranì; si sono sposati ed hanno avuto tre figli: Luna (Yasi), Rossella e Mario, 16, 13 e 12 anni.

«La famiglia è la mia forza e il mio supporto; hanno una grande pazienza con me perché a volte le emergenze arrivano di notte o devo raggiungere comunità molto distanti».

Il suo servizio, in effetti, si svolge su più fronti, soprattutto da quando, a gennaio di quest’anno, è venuto a mancare a 89 anni padre Tarcisio, ideatore e promotore instancabile di tante attività.

«In 55 anni di missione, ha trasformato la vita di un intero popolo, rendendolo libero.

Quando la gente moriva di morbillo e di colera, inviando i primi catechisti tra i peones non solo diede inizio alle campagne di vaccinazione, ma fece arrivare loro il messaggio che un altro mondo era possibile, che la Chiesa stava acquistando appezzamenti di terreno per creare delle comunità».

(Questo articolo per intero è stato pubblicato sul numero di dicembre di Popoli e Missione in distribuzione)