“La situazione in Libano continua ad essere molto dura: non finiscono i bombardamenti e tutto il Sud del Paese è stato colpito, con oltre un milione di sfollati.
Nella casa Salesiana abbiamo accolto finora 116 persone, tra cui 35 bambini.
Sono tutti musulmani sciiti costretti a fuggire dai loro villaggi al sud”.
A parlare è padre Simon Zakerian, ispettore salesiano del Medio Oriente, al momento in Siria ma in stretto contatto con la missione di El-Houssoun, in una zona defilata del Monte Libano.
Racconta il destino delle famiglie colpite dalla guerra e anche il futuro incerto dei cristiani siriani.
“In Siria la situazione è molto ambigua: il regime sunnita al comando è davvero radicale e la comunità cristiana vive con la paura addosso”, spiega.
Ma il momento peggiore è quello che sta attraversando in queste ore il Libano, con la capitale Beirut soggetta ad allarmi continui e bombardamenti di Israele su zone centrali e frequentate.
Colpita anche la periferia sud e la zona di Dahiyah: i bombardamenti hanno danneggiato abitazioni, scuole e attività commerciali, costringendo migliaia di famiglie alla precarietà.
Non è la prima volta che la casa salesiana in Libano offre un riparo sicuro dalle bombe, racconta Zakerian.
“Gia’ durante la guerra civile libanese l’edificio era stato occupato dai miliziani e trasformato in un centro di addestramento, ma allo stesso tempo è rimasto un rifugio per numerosi sfollati”.
Oggi, spiega ancora, “le famiglie fuggite da questa ennesima guerra sono con noi e si trovano qui da oltre un mese”.
Il futuro per loro è oscuro e “anche la guerra di Israele e Stati Uniti contro l’Iran influisce molto sullo stato d’animo”.

