Uno “spazio collettivo” per il disinvestimento dall’industria mineraria; una piattaforma virtuale che “apre allo scambio di informazioni sul rapporto tra estrazione mineraria e finanza”.
Per scartare, a livello di investimenti, tutto ciò che non è etico.
Un vero network, dentro la Chiesa, per non investire in società collegate all’estrattivismo predatorio nel Sud globale.
L’inizativa, lanciata ieri in Vaticano, è stata presentata in sala stampa alla presenza, tra gli altri, del cardinale Fabio Baggio, Sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano e Integrale, e del comboniano Dario Bossi.
“Darà il via ad un’alleanza tra istituzioni ecclesiastiche, congregazioni religiose, associazioni”, ha spiegato padre Dario, tra i promotori, tramite Pax Christi.
La ‘Piattaforma di Disinvestimento nell’Ambito Minerario’, ha detto, è “un processo collettivo tramite il quale si potranno confrontare i codici etici di disinvestimento ed ottenere informazioni sui nuovi criteri da adottare”.
L’obiettivo, nel solco della Laudato Sì di papa Francesco, è frenare l’estrattivismo predatorio: lo sfruttamento di minerali preziosi e terre rare, in Africa come in America Latina e altrove.
“Chi finanzia tutto questo per avvelenarci a poco a poco?
Noi sperimentiamo una violazione continua dei diritti umani; il nostro territorio è contaminato”, ha denunciato commossa, Yolanda Flores, leader del popolo Aymara in Perù, territori di grande interesse per l’estrazione di minerali critici.
Si tratta di una “chiamata alla giustizia climatica”, che svela il nesso tra capitalismo e neocolonialismo, ha suggerito monsignor Vicente Ferreira, vescovo di Livramento de Nossa Senhora, Brasile, e consigliere della rete Iglesias y Minería.
Padre Ferreira parla di “falsa soluzione del capitalismo ‘verde’” e di “opzione preferenziale per i poveri” citando la teologia della Liberazione.
“Il disinvestimento è una conversione necessaria, un atto di coerenza”, ha avvertito ancora il cardinal Baggio.
Mentre il cardinale Álvaro Ramazzini, vescovo di Huehuetenango, in Guatemala, noto per la sua difesa dei popoli indigeni, ha rievocato “l’ecologia integrale” di Papa Francesco, ricordando che “tutto è interconnesso tra economia e ambiente” e chi ci rimette e “soffre maggiormente lo sfruttamento” sono i poveri.
“La degradazione dell’ambiente e l’esclusione sociale non sono cose separate e le scelte economiche non sono neutrali”, ha detto anche suor Maamalifar M. Poreku, parlando di “grido della Terra e grido dei poveri” che si intrecciano.
Ora si passerà all’azione e per rendere efficace questa alleanza sarà necessario il contributo di tutti.

