Guerra alla droga o tentativo di impossessarsi delle immense riserve petrolifere del Venezuela?
L’attacco di Donald Trump si va a sovrapporre ad una crisi pregressa che dura da anni.
Il Venezuela allo stremo conta i milioni di cittadini che hanno preso la via dell’emigrazione pur di sopravvivere al regime di Nicolàs Maduro.
La notizia dei bombardamenti statunitensi sul Venezuela è arrivata come un fulmine in un Paese già stremato.
Donald Trump da mesi ripeteva la retorica della “guerra alla droga”, mentre, secondo molti analisti, ha l’obiettivo di mettere mano sulle immense riserve petrolifere del Paese.
In Venezuela, però, da oltre un decennio si combatte un’altra guerra, costante e silenziosa: censura, inflazione oltre il 250%, salari che evaporano in poche ore, otto milioni di persone emigrate negli ultimi anni.
Nei mercati popolari, ciò che si guadagna al mattino si spende nel pomeriggio, prima che perda valore.
In questo scenario cresce la preoccupazione della Chiesa cattolica, una delle poche istituzioni ancora credibili. «Il popolo venezuelano ha una chiara vocazione democratica.
Ha ripetutamente scelto la via pacifica ed elettorale e rimane impegnato in questo proposito anche oggi» spiega monsignor Jesús González de Zárate, arcivescovo di Valencia e presidente della Conferenza episcopale venezuelana-Cev.
«Il desiderio dei vescovi è che i venezuelani possano risolvere pacificamente i nostri problemi e le nostre divergenze».
Il bisogno di un cambiamento profondo è emerso con forza anche all’Università Cattolica Andrés Bello di Caracas, durante l’evento “Prospettiva Venezuela – I semestre 2026”, alla presenza dei cardinali Diego Padrón e Baltazar Porras, dello stesso González de Zárate, del superiore generale dei Gesuiti Alfredo Infante, del corpo diplomatico e di rappresentanti della società civile.
Qui è stato presentato uno studio della società Delphos che evidenzia che il 77% dei venezuelani ritiene necessario un cambiamento politico, includendo una quota significativa di simpatizzanti del chavismo.
La maggioranza collega tale cambiamento alla necessità di affrontare la crisi economica, mentre cresce la disponibilità alla protesta pacifica, frenata però dal timore della repressione.
Due venezuelani su tre non concordano con le sanzioni Usa, senza tuttavia considerarle la causa principale del collasso economico.
«La Chiesa è unitaria — ha ricordato il rettore, padre Arturo Peraza — e mantiene vivo il dibattito pubblico, oggi essenziale per il Paese».
(Questa è la prima parte di un pezzo di analisi ed interviste che trovate sul numero di gennaio di Popoli e Missione, mensile)

