Il rimpatrio degli attivisti della Global March e il rischio di dimenticarci della fame a Gaza

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Dopo quello della Freedom Flotilla, intercettata in acque internazionali da Israele e sequestrata, con tutti e 12 i suoi volontari, anche il viaggio della Global March to Gaza viene bloccato, stavolta dall’Egitto.

La carovana umanitaria di quanti intendevano raggiungere il valico di Rafah – quello di accesso alla Striscia tramite l’Egitto – è stato fermato dai militari egiziani.

Gli attivisti che facevano parte della Global March, compresi gli italiani, sono stati prelevati e molti già rimpatriati.

«Stanno prelevando i nostri attivisti con la forza e li stanno rimpatriando», denuncia l’attivista Antonietta Chiodo, in un video diffuso sui social.

La Freedom Flotilla via mare puntava ad attraccare sulle coste di Gaza per portare aiuti umanitari; la marcia partita da 35 Paesi per raggiungere via terra il valico della Striscia, voleva forzare il blocco per spingere a far entrare i beni di prima necessità da Rafah.

Ma l’Egitto, per l’appunto è una dittatura militare e le sue leggi sono molto repressive.

Fermi e rimpatri forzati messi in atto in queste ore delle autorità egiziane sono considerati illegali dagli avvocati (secondo il diritto internazionale), tuttavia l’Egitto non è una democrazia.

Le sue leggi prevedono di far scattare l’accusa di “agente provocatore e spionaggio” per molto meno.  

«Ricordatevi che Patrick Zaki è stato in galera per un post e allora fate attenzione! – aveva avvertito giorni prima l’avvocatessa Benedetta Piola Caselli tramite video sui social – Credo che a fronte di una situazione per cui per il governo egiziano state facendo una cosa grave, sia bene contattare prima i legali.

Si rischia una imputazione tra i 7 e i 30 anni».

L’intenzione degli attivisti della Global March era quella di riportare l’attenzione sul valico chiuso e sugli aiuti umanitari da far entrare a Gaza, ma si rischia ora di distogliere il focus dalla fame e dirottare l’emergenza sugli attivisti stessi, ritardando ulteriormente l’emergenza. 

«Chiediamo a tutte le persone di tutte le nazioni di intervenire ora – è l’appello lanciato dalla carovana con un post su Telegram – Vi chiediamo di aiutarci, abbiamo persone in viaggio che hanno scelto di partire per fermare il genocidio, stanno rimpatriando tutti, sono stati prelevati gli occidentali dagli alberghi, sono stati portati via i loro documenti e imbarcati su pullman e aerei come dei delinquenti».