La tagua è una specie di avorio vegetale, un patrimonio naturale del Chocò ecuadoriano da proteggere e conservare insieme alle culture locali.
Se oggi una consistente porzione della foresta amazzonica è ancora integra, ricca di alberi e di vita, lo si deve anche all’impegno di Giovanni Onore, 84 anni, religioso marianista, che 28 anni fa ha creato la Fondazione Otonga.
La sua missione è proteggere dalla distruzione e dal disboscamento questo prezioso “polmone verde” del pianeta, salvaguardando nel contempo tutte le forme di vita che lo abitano, compresi i figli delle popolazioni indigene, ai quali vengono offerte opportunità educative e formative.
Fra Giovanni vive e lavora da 40 anni nel cuore verde dell’Ecuador, tra la Foresta Integrale di Otonga e la Riserva di Otongachi, dove si estendono 1.500 ettari di natura straordinaria.
Foreste primarie, zone in rigenerazione, una biodiversità che resiste. «In passato – ci racconta – queste terre erano abitate dagli Yumbo, popolo ancestrale oggi quasi scomparso.
Poi sono arrivati i coloni, lo sfruttamento minerario, i progetti idroelettrici. Il paesaggio – e le comunità – ne portano ancora i segni.
Attualmente la zona è abitata da quasi 15mila persone, in gran parte giovani e meticci.
L’81% vive in condizioni di povertà.
La popolazione è dispersa, i servizi sono pochi, l’accesso all’istruzione superiore è difficile.
L’economia si regge sull’agricoltura, l’allevamento, un po’ di commercio e un turismo che comincia solo ora a emergere.
Ma le opportunità educative restano fragili e il territorio minacciato: deforestazione, inquinamento, cambiamenti climatici e perdita di identità culturale mettono a rischio non solo l’ambiente, ma anche il futuro delle comunità locali».
Nasce così l’idea dell’Ecomuseo della Tagua: un polo educativo e partecipativo per custodire e riscoprire il patrimonio naturale e culturale del Chocó ecuadoriano.
Al centro del progetto c’è la tagua, nota anche come “avorio vegetale”.
È il seme di una palma che dopo la maturazione, assume un aspetto e una consistenza molto simili all’avorio animale.
Per questo motivo, la tagua è un’alternativa sostenibile ed etica all’avorio, utilizzata per creare gioielli, bottoni, sculture e altri oggetti artigianali.
Diventa filo conduttore per unire passato e futuro, ecologia e sviluppo, memoria e creatività.
L’obiettivo è di rafforzare il legame tra le persone e il loro territorio, valorizzando conoscenze tradizionali e scientifiche, con un approccio inclusivo, sostenibile e orientato alla cura della casa comune.
Le donne avranno un ruolo centrale, così come i giovani e le scuole.
Tutto questo attraverso la realizzazione di spazi educativi innovativi, il rafforzamento delle capacità locali e la promozione di alternative economiche sostenibili, in particolare lo sviluppo dell’artigianato della tagua e di un turismo comunitario socialmente e ambientalmente responsabile, promuovendo così un modello replicabile di conservazione partecipativa.
«In luoghi come questo, segnati da povertà, corruzione e diverse forme di crisi — aggiunge fra Giovanni — non ha senso impegnarsi a proteggere una pianta se allo stesso tempo si ignora un bambino bisognoso.
Per questo ho pensato di offrire borse di studio ai ragazzi e coinvolgerli direttamente nei progetti di tutela dell’ambiente: invece di diventare taglialegna, potranno collaborare con me per salvaguardare le foreste e la biodiversità». Nonostante l’età, l’entusiasmo di fra Giovanni è sempre vivo, così come la dedizione verso ciò che ormai rappresenta la sua ragione di vita.
Ferruccio Ferrante

