«Il diritto alla conversione» dei non cristiani è speculare al dovere dei cristiani di annunciare il Vangelo.
In questo articolo padre Matteo Rebecchi, formatore a Manila nel Seminario della Congregazione, ci spiega il perchè.
«La crisi della missione – dice padre Rebecchi – è connessa all’oblio del concetto di conversione dell’altro a Gesù.
Non solo essa non è considerata necessaria, ma anzi la si pensa lesiva dei diritti umani.
Si dice: “perché convertire a Cristo dei musulmani, visto che sono già buoni? Inoltre, dopotutto, si salvano anche se non si convertono.”
Eppure la conversione è un diritto.
Padre Rebecchi è intervenuto nel corso dell’incontro Missio e Cum, dei missionari italiani nelle Filippine, a Tagaytay, Sud di Manila, dal 15 al 18 gennaio scorso.
Nella Evangeli Gaudium, al numero 14, papa Francesco afferma: «tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo.
I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile».
Annunciare, dunque, senza attendersi e magari anche senza desiderare necessariamente una conversione, ma semmai un dialogo.
Se poi questo avviene, con libertà, «le esperienze di conversione sono la prova più evidente di quanto sia bello convertirsi a Cristo e di vivere secondo il Vangelo».
La Chiesa invece, continua padre Rebecchi, «sembra concentrare la sua preoccupazione sui propri problemi interni: ci si occupa di pastorale, di nuova evangelizzazione, ma rischia l’oblio del mandato missionario di annunciare Cristo a chi non lo conosce.
Chi si prende cura della Cina, del Giappone, dell’Indonesia?
Con missione si rischia di intendere la semplice cura dei nostri cattolici.
Un esempio è stato l’ultimo Congresso Missionario Nazionale, un congresso che ha parlato quasi esclusivamente di pastorale per i filippini cattolici, piuttosto che diventare un momento di lancio per l’annuncio di Cristo a chi non lo conosce».
Si rischia il genericismo, continua padre Rebecchi.
«Ogni iniziativa apostolica diventa “missione” e quindi la missione ad gentes cade nell’oblio. La missione evangelizzatrice della Chiesa è più ampia della sola missione ad gentes (RM 33). Ma questo non significa che quest’ultima possa essere messa da parte.
Ancora oggi masse di persone, soprattutto in Asia, vivono senza conoscere Gesù e l’amore del Padre per loro».