Claudio Monge: “un’idea di Dio capovolta diventa cifra dell’aggressività umana”

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«Le religioni si mettono in dialogo? Hanno di per sè il potenziale per perseguire la pace?

Ecco la mia risposta è no!

Perché non sono le fedi ma i credenti credibili che possono mettersi in dialogo affinchè l’appartenenza religiosa non diventi un pretesto per tracciare confini che Dio non ha voluto!».

A parlarcene, in vista del webinar della Fondazione Missio che si terrà stasera sul tema del dialogo interreligioso, è padre Claudio Monge,  frate domenicano e direttore del Centro Studi DoSt-I (Dominican Study Institute) di Istanbul.

«L’unica cosa di cui Dio ci chieda davvero conto è la cura dell’altro, del quale abbiamo responsabilità – precisa padre Monge – Ma proprio in nome delle religioni gli uomini si sono spesso e volentieri scannati, massacrando l’altro per la presunta difesa dei diritti del ‘loro Dio’».

Pensando di «rendere omaggio a Dio lo si tradisce, e questo avviene ancora oggi, con pagliacciate che vediamo uscire ad esempio dalla sala ovale di Washington.

Ma il problema è che abbiamo esaltato e sacralizzato gli istinti umani di aggressività e dominio, trasferendoli sull’idea stessa di Dio e Dio diventa così diventa la cifra assoluta dell’aggressività umana.

C’è qui un capovolgimento di prospettiva».

Claudio Monge spiega ancora che il Libro della Genesi nel Vecchio Testamento «dice che Dio creò l’uomo a sua immagine, ma nella storia dell’umanità si è fatto spesso l’opposto: cioè l’uomo ha fatto Dio a sua immagine e somiglianza, trasformandolo in un fantoccio.

La violenza primaria è propria dell’umano, ma ciò che interessa alla violenza umana è l’appoggio ideologico che può ricevere dalle religioni e spesso le religioni si prestano».

Se guardiamo all’essenza, Dio ci porta «la pace come capacità nuova di fare i conti con le nostre ferite mostrandosi non come Dio della vittoria ma del Risorto».

Qui il link per stasera.