A Gaza il ‘sanitaricidio’ è parte integrante della necropolitica di Israele

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Tortura tradizionale e tortura ‘bianca’ – quella che non lascia tracce visibili sul corpo ma distrugge la psiche – applicate ad un intero popolo come «strumento di annientamento totale».

Freddo, fame e malattie usati come arma di guerra sugli adulti e sui bambini;

«de-sanificazione in tutta la Striscia di Gaza come processo di distruzione sistematico» dell’apparato sanitario.

Guerra biologica contro i più fragili e healthocide per impedire la cura e la ripresa.

Con una sola parola: necropolitica.

E’ quella adottata dallo Stato di Israele, da anni, contro i palestinesi dei Territori Occupati, ‘perfezionata’ ulteriormente dopo il 7 ottobre 2023 a Gaza.

Questa la sintesi scioccante e senza appello, emersa dalle decine di testimonianze e relazioni di medici, operatori sanitari, psicologi, esperti di salute pubblica ed attivisti che sabato 31 gennaio si sono riuniti nella biblioteca del Convento di San Domenico a Bologna per portare le prove dell’healthocide in corso a Gaza, il genocidio sanitario di Israele.

Il Convegno, dei Sanitari per Gaza e della rete nazionale #DigiunoGaza, dal titolo “Distruzione di un sistema sanitario, genocidio di un popolo. Evidenze, priorità e testimonianze dalla Striscia di Gaza”, ha portato in aula circa 600 persone, metà delle quali in presenza, le altre collegate on-line.

«Dobbiamo denunciare la distruzione intenzionale della salute come strumento di punizione collettiva del popolo palestinese», ha esortato Angelo Stefanini, medico, fondatore del Centro di salute Internazionale e Interculturale.

Stefanini ha spiegato perchè la strategia di Israele non è iniziata il 7 ottobre 2023 ma va avanti da sempre.

«Non credo sia corretto mantenere una visione del prima e del dopo 7 ottobre – ha detto – Questa è la storia ininterrotta di un popolo.

Il progetto di Israele è l’eliminazione totale dei nativi».

E per realizzarlo si serve (anche) della de-sanificazione: la distruzione sistematica della sanità.

A Gaza su 36 ospedali efficienti, diffusi su tutto il territorio, ne restano oggi 14 parzialmente funzionanti: quello di Al-Awda è l’unico funzionante (ma non del tutto) a nord di Gaza.

Mentre l’ospedale Al-Shifa, il più grande della Striscia, bombardato diverse volte, «non è più solo un ospedale ma la città dei disperati» dove trovano rifugio gli sfollati.

Così ha raccontato il dottor Ahmad Abunada, chirurgo vascolare dell’Al-Shifa che resiste nonostante le bombe.

«Anche stanotte c’è appena stato un bombardamento a Gaza e qui abbiamo un’emergenza adesso», ha raccontato in diretta il dottor Abunada.

La guerra è anche biologica: malattie croniche non curate, ferite e virus uccidono prima e dopo gli attacchi.

«Anche se le persone dovessero sopravvivere, vivrebbero un’agonia incurabile», ha detto Stefanini.

«A Gaza l’assedio è medievale e non è terminato:il controllo di Israele è totale; da cielo, mare e terra.

Tutto quello che entra deve essere validato da Israele, tutt’ora.

Dobbiamo fare rumore adesso: strumentalizzare la presenza umanitaria è un crimine di guerra. Se le istituzioni rimangono silenti, noi dobbiamo alzare la voce perché ce n’è bisogno!», così ha esortato Martina Marchio, operatrice umanitaria di Medici senza frontiere.

«La morte continua nonostante il cessate il fuoco ed è stato coniato un termine: wet-tent-syndrome: si muore in seguito alle condizioni di vita nelle tende e negli accampamenti di fortuna».

Bahia Hakiki docente di Medicina fisica e riabilitativa all’Università di Firenze, ha messo in evidenza la questione aperta dell’uso della tortura come arma di annientamento di massa.

Da anni, la tortura tradizionale e quella cosiddetta bianca (arma psicologica che distrugge dentro) si abbatte sui palestinesi.

L’isolamento in cella, il terrore, il freddo e la fame come mezzo per dissuadere chi è fuori dalle carceri, ma soprattutto «una nuova forma di tortura: la complicità dei medici israeliani tramite referti falsificati e complicità passiva», stanno lentamente distruggendo una generazione.

«E’ in corso una petizione affinchè Israele venga espulso dalla World Medical Association», ha spiegato Hakiki. 

Durante il Convegno è stato proiettato per due volte un importante video, realizzato da Bds Italia, che invita a boicottare la multinazionale farmaceutica Teva. (Qui il video)

La quale da tempo è al centro di una campagna di boicottaggio internazionale poiché trae profitti illeciti dal mercato vincolato imposto dall’occupazione militare ed è attivamente coinvolta nella mattanza in corso a Gaza con forniture di medicinali ai soli militari e campagne di immagine a favore dell’esercito e di Israele.

Daniel Salomon, medico israeliano di Physician for Human Rights, ha esteso la panoramica, parlando della morte che subentra in carcere per via della medical neglet’: la negazione della cura.

E ha spiegato che esistono due sistemi detentivi: quello dell’esercito e la detenzione amministrativa nelle carceri di Israele.

L’inferno che si apre nelle prigioni israeliane è tenuto segreto e solo le ispezioni periodiche di Physicians for Human Rights, PHR, ed altre organizzazioni, consente parzialmente di riportare in superficie una parte degli abusi.

Questo Convegno, hanno infine evidenziato gli organizzatori, nato dall’esigenza di «condividere, in uno spazio rigoroso e documentato, dati, testimonianze dirette ed evidenze», rappresenta di per sè una prova documentale che andrà messa agli atti di un futuro processo ai criminali e agli Stati complici.