Solo da stamattina nella Striscia di Gaza si contano già un morto e un ferito: un uomo è stato ucciso e una donna è rimasta gravemente colpita in seguito all’ennesimo attacco aereo di Israele.
Non c’è pace e non c’è tregua a Gaza, dove, anzi, il massacro continua più fitto e incomprensibile di prima, anche contro i bambini.
Ieri sono state uccise 24 persone e tra di esse c’erano dei minori.
Alcuni testimoni hanno raccontato all’agenzia stampa Anadolu che martedì erano stati uccisi 23 palestinesi e che gli attacchi erano rivolti contro l’est di Gaza City, Deir al-Balah e Khan Younis orientale.
La mattanza di ieri, con 24 persone che hanno perso la vita viene riferita anche da France 24 che spiega come l’idf abbia giustificato l’ennesima strage parlando di “ritorsione” per il ferimento di un funzionario israeliano in una sparatoria.
Il bilancio dei morti si aggrava: secondo il ministero della Sanità di Gaza da ottobre 2025 – dal giorno del cosiddetto cessate-il-fuoco ad oggi – sono morti 550 palestinesi.
Mentre in alcune zone della Striscia si continua a morire, la parziale riapertura del valico di Rafah, sempre centellinata, ha finora consentito a 25 persone di tornare a Gaza e a 13 pazienti in bisogno urgente di cure mediche, di lasciare l’enclave attraverso l’Egitto.
La strategia israeliana è sempre quella di aprire e chiudere il valico ad intermittenza.
Nel frattempo in Europa prosegue la mobilitazione dal basso, di attivisti, società civile, comuni cittadini e lavoratori portuali, contro la violenza di Israele, il genocidio e l’invio di armi ad Israele.
Venerdì 6 febbraio è previsto un grande sciopero internazionale dei portuali in diverse città del Mediterraneo.
Pax Christ, tramite la sua rivista Mosaico di Pace, fa sapere di sostenere appieno lo sciopero dei portuali.
«Già in questi anni con l’iniziativa Fari di pace, avevamo sollevato il problema in molti porti italiani del coinvolgimento dei porti‚ con la guerra – si legge sulla pagina web di Mosaico di Pace –
Un momento importante è stato il 2 aprile 2022 a Genova, dove alla presenza di numerose associazioni cattoliche e laiche, alla presenza dei vescovi di Genova e Savona e di tantissime persone, avevamo dato la nostra solidarietà ai lavoratori del CALP del porto di Genova che si rifiutavano di caricare le navi con armi da guerra».
Anche BDS Italia – il movimento di boicottaggio e sanzioni ad Israele – partecipa attivamente alla giornata di mobilitazione nei porti italiani, europei e del nord Africa indetta per il 6 febbraio.
«L’ iniziativa unisce le voci dei lavoratori e delle lavoratrici portuali contro le guerre e il riarmo, e contro l’invio e il transito di armi dirette in Israele», fa sapere BDS.
A incrociare le braccia sono i lavoratori e i sindacati USB in Italia, Enedep in Grecia, Lab nei Paesi Baschi, Liman-Is in Turchia, ODT in Marocco.
Finora hanno aderito 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo – da Tangeri a Mersin, da Bilbao a gran parte dei porti italiani, dal Pireo a Elefsina – e altri si stanno unendo.
La logistica ricopre un ruolo centrale nel rifornire di armi, carburante ed esplosivi le guerre, soprattutto per Israele, dove il 98% delle importazioni avviene via mare.

