«Mentre a Gaza continuano i bombardamenti e si protrae una delle crisi umanitarie più gravi degli ultimi decenni, il sistema degli aiuti sta vivendo una trasformazione profonda e controversa».
Nel bel mezzo del genocidio che prosegue nonostante il cessate-il-fuoco, 37 Ong (tra cui Medici senza Frontiere, Norwegian Refugee Council e Oxfam), rischiano di non venire riconfermate e dunque, di essere espulse dalla Striscia.
Mentre «una nuova generazione di organizzazioni disposte ad accettare condizioni che limitano fortemente l’indipendenza dell’azione umanitaria e la capacità di denuncia», sono state autorizzate da Israele a subentrare.
Tra queste, il network Helping Hand Global Forum, che riunisce diverse ONG evangeliche attive in Israele e nei territori occupati.
A denunciare questo standard di nuovi criteri adottati per la scelta delle Ong a Gaza, è la community della Cooperazione Italiana, Info Cooperazione.
«A partire dalla fine di febbraio – scrive – 37 organizzazioni attive nella Striscia, tra cui la quasi totalità delle principali ONG internazionali non appartenenti al sistema ONU, rischiano il bando per aver rifiutato di adeguarsi a una nuova legge israeliana sulla registrazione».
E la scelta delle “epurate” non è casuale: si tratta di «organizzazioni che nel corso degli anni hanno unito la risposta operativa a un ruolo di testimonianza e advocacy», denuncia la rete della Cooperazione.
Si tratta di «creare un sistema parallelo di aiuti più controllabile, in cui gli attori sul terreno siano politicamente più “gestibili” e meno inclini a criticare l’operato delle autorità israeliane».
Una recente indagine condotta da The New Humanitarian mostra che le organizzazioni oggi favorite tendono a evitare qualsiasi presa di posizione pubblica sulla condotta militare israeliana a Gaza.
Alcuni dirigenti si sono spinti oltre, riprendendo apertamente narrazioni ufficiali, come la negazione della carestia nonostante le dichiarazioni dell’IPC e di numerosi organismi internazionali.
Dall’analisi emerge che le organizzazioni approvate si dividono in due gruppi principali:
Organizzazioni pragmatiche ma silenziate, che accettano restrizioni e autocensura per poter continuare ad operare;
Organizzazioni politicamente allineate, con legami diretti o indiretti con le autorità israeliane e narrative pubbliche coerenti con le posizioni governative.

