Il lungo viaggio apostolico che papa Leone sta per intraprendere dal 13 al 25 aprile in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, è una grande occasione per «portare all’attenzione del mondo le molte, concrete realtà del continente africano. È ora che se ne cominci a parlare in maniera seria e documentata per aiutare la gente a capire che cosa è realmente l’Africa, andando oltre gli stereotipi che ci portiamo dietro dai secoli della colonizzazione». Così don Giuseppe Pizzoli, direttore generale della Fondazione Missio, commenta il prossimo viaggio che porterà Leone XIV per la prima volta in quattro Paesi africani. «Una scelta significativa perché il continente non è povero, ma impoverito -sottolinea don Pizzoli-, da secoli di depredazioni delle ricchezze dei territori, da fragilità climatiche, da mancanza di prospettive di sviluppo che provocano migrazioni interne, e situazioni di povertà».
La Chiesa africana è giovane ed in continua crescita, molto motivata a continuare con il suo impegno di prima evangelizzazione, di annuncio del Vangelo, nel suo essere “Chiesa in uscita”. «Abbiamo sempre pensato che era nostro territorio di missione, dove noi europei siamo andati, e certamente abbiamo fatto un lavoro di evangelizzazione molto importante – dice ancora don Pizzoli –, e oggi crescita e maturazione si esprimono con la forza di una missionarietà vivace anche all’interno del continente stesso, da un Paese all’altro. In Guinea Bissau, dove io sono stato fidei donum, ci sono missionari del Kenya, del Senegal, del Camerun, dell’Angola. Abbiamo di fronte una Chiesa che vive veramente “in uscita”. Il fatto che il papa, come terzo viaggio apostolico, abbia scelto la destinazione dell’Africa è un segno importante del suo pontificato, sollecitando l’attenzione su un continente che purtroppo è continuamente depredato dalle sue ricchezze. Considerato di “seconda categoria”, e povero, in realtà è ricco di risorse, naturali e umane, di arte, di cultura, di scienza, di saggezza e filosofia. E di spiritualità, come diceva papa Benedetto, che conosceva bene l’animo religioso dell’uomo africano».

