“Quel che abbiamo notato immediatamente dall’inizio della guerra in Iran, è stato l’aumento del prezzo del carburante, che ha influito immediatamente sul costo dei trasporti e ha piegato ancora di più un’economia che si trova in una fase estremamente critica“.
Ce lo racconta dal Sud Sudan, dove vive ed opera nei campi profughi, la comboniana suor Elena Balatti.
Paradossalmente i Paesi africani produttori di petrolio e gas sono anche quelli che non ne usufruiscono direttamente, costretti ad importare carburante raffinato dai Paesi del Golfo.
E dunque risentono della chiusura dello stretto di Hormuz.
“Senz’altro ci saranno ripercussioni economiche anche in Centrafrica”, prevede mentre è in viaggio verso la diocesi di Zemio, padre Aurelio Gazzera, carmelitano Scalzo e vescovo di Bangassou.
La chiusura dello stretto di Hormuz ha già messo a rischio aiuti umanitari e prezzi dei beni legati all’energia, come avverte l’International Rescue Committee e si intravedono ritardi nei trasporti e interruzioni nell’approvvigionamento dei beni.
Che danneggeranno ulteriormente anche il Sudan in guerra e in forte emergenza umanitaria.
Tuttavia, come dice ancora padre Aurelio Gazzera, “ciò che a me preoccupa maggiormente è la questione politica: un presidente come Trump, che parte in guerra senza l’autorizzazione del Congresso, compie un atto gravissimo.
E per diversi Paesi africani già autoritari, come il Centrafrica, questo rappresenta un pessimo modello”.
Altrettanto pessimo è l’esempio fornito alle molte milizie armate in azione nel contesto congolese.
Come se i conflitti “eterni”, che affliggono vaste regioni africane – da quella dei Grandi Laghi al Corno d’Africa – e le derive autoritarie, non bastassero di per sé a mietere vittime.
Per suor Elvira Tutolo, anche lei missionaria in Centrafrica come religiosa di Santa Giovanna Antida Thouret, “la preoccupazione è che il modello autoritario e militarizzato del Medio Oriente peggiori le cose anche qui da noi.
Siamo molto concentrati sull’aumento dell’autoritarismo del nostro presidente Faustin Touadera, che sta portando il Paese verso la dittatura e vuole comandare per altri 30 anni, svendendo il Paese a russi, ai ruandesi e ai senegalesi”.
Come spiega ancora bene suor Loreta Beccia, per anni in Repubblica democratica del Congo e in Camerun : “non ci chiediamo mai quali ripercussioni possano avere da noi le guerre africane.
Adesso però dobbiamo chiederci quali ripercussioni potranno avere le guerre mediorientali sulle nostre guerre africane e quindi sulle nostre comunità”.
Se il resto del mondo si fa la guerra, chi media per la pace in Africa?
Un acceleratore di povertà di cui il mondo africano impoverito e ricchissimo di risorse non ha certo bisogno.

