In attesa del viaggio apostolico di Papa Leone in Africa, il prossimo aprile, e del suo arrivo in Camerun, previsto dal 15 al 18 aprile, iniziamo ad entrare nel tessuto sociale del Paese grazie al racconto di suor Lucia Cavallo.
«I giovani in Camerun sono ragazze e ragazzi vitali, attivi, con un grande desiderio di emergere; di farcela, di trovare un loro posto nel mondo. I giovani sono il nostro futuro davvero, non per modo di dire».
A parlarcene in questa intervista è suor Lucia Cavallo, classe 1974, missionaria dell’Immacolata (ramo femminile del PIME), in Camerun dal 2014.
«Una delle grandi sfide di noi missionarie e missionarie del PIME è proprio quella di entrare sempre più nel mondo giovanile»,
Lucia conosce sia il nord del Paese, l’oasi di verde e savana sul fiume Benue, nella diocesi di Garoua, che, dal 2020 la grande città, la capitale Yaoundé.
«Abbiamo lavorato in equipe, ci spostavamo di villaggio in villaggio e l’equipe era affidata ad una leader, donna, locale», racconta.
Quella di suor Lucia è una vita sempre a stretto contatto con i giovani, soprattutto con le ragazze e le donne che ritrovano, anche grazie alla Chiesa, la loro centralità.
«Amo fare la missionaria con loro – ci racconta al telefono- anche se in questo momento a Yaoundé mi sto occupando più della parte amministrativa, nell’economato».
Originaria della provincia di Caserta, con una vocazione orientata sin da subito alla missione, è lei stessa una preziosa fonte per capire meglio il contesto africano, le persone e la Chiesa.
«Trovo che l’essenza dei giovani sia la stessa un po’ ovunque – dice – : credo che i ragazzi e le ragazze del mondo si somiglino tutti nella loro struttura interiore.
Ma qui in Camerun ovviamente le condizioni di vita svantaggiate li porta a fare più fatica per ottenere quello che desiderano: spesso è la stabilità lavorativa che non hanno.
Per esempio le famiglie puntano su uno dei loro figli e l’intera comunità familiare allargata si occupa di mantenerli agli studi.
Spesso portano questo giovane fino all’università e dopo chi ha studiato partecipa ai concorsi pubblici.
Una volta trovato lavoro manterrà l’intera famiglia e chi lo ha aiutato; il senso di responsabilità di ognuno è enorme», ci spiega.
Eppure gli stupendi pubblici restano bassi in Camerun: uno stipendio medio si aggira sui 60mila franchi, ossia poco più di 90 euro.
Il Paese avrebbe mille potenzialità e punta molto sull’agricoltura: è uno dei primi produttori di cacao al mondo.
Caffè, banane, cotone, olio di palma e idrocarburi sono le altre ricchezze. 
L’età dei leader ai vertici del paese è in contrasto con l’età media del popolo: oltre il 70% della popolazione del Camerun ha meno di 35 anni e circa il 60% non raggiunge i 25.
Da quando lo spiraglio del cambiamento politico si è richiuso, i giovani sono tornati alla loro vita fatta di studi, di associazionismo, di preghiera, e di ricerca della stabilità economica per dare corpo ai sogni.
«Questi ragazzi non sono più gli stessi della generazione dei loro nonni- dice ancora Lucia – naturalmente: moltissimi puntano alla laurea», conferma Lucia.
Oggi attendono (anche) l’arrivo del Papa che sarà qui ad aprile, e si aspettano che i riflettori mondiali possano accendersi sul loro Paese incredibilmente bello, per non richiudersi però subito dopo, nel giro di pochi giorni.

