Una giornata con Konrad Krajewski elemosiniere del papa, vicino ai poveri, cuore del Vangelo e della Chiesa.
Il tempo per gli altri è oggi, dice. É più che solidarietà, come si legge nella Dilexit te, e per esserci ha bisogno di energia e presenza.
Alle sei del mattino il cellullare squilla.
Un messaggio annuncia che, a causa di incidente, c’è un grandissimo carico di frutta e per non sprecarla, deve essere recuperata nel più breve tempo possibile.
Chi risponde è il cardinale Konrad Krajewski: ascolta attentamente, velocemente si veste ed è pronto per partire.
Da solo, perché non c’è il tempo per chiedere aiuto.
Krajewski non ha orari, il suo cellullare squilla in continuazione, lo si vede uscire con un pulmino nero in giro per le strade di Roma.
Va dove lo chiamano, zona Tiburtina, Romanina, accompagna a Fiumicino chi rientra nel proprio Paese, scarica e carica pacchi, frutta, latte, porta nelle carceri romane quello che riceve, pandori, prodotti per l’igiene personale, sacchi a pelo.
Sempre pronto a rispondere, colpisce il suo problem solving, la prontezza di dire sì, di essere disponibile, e non avere davanti una burocrazia ma solo uno spirito pronto a donare a chi ha veramente bisogno.
Non è sempre facile.
Non si tratta di scaricare materiale, ma discernere con il cuore le necessità reali dell’altro che si ha davanti e dire anche “no” quando è necessario.
Durante il Covid, 6.000 persone nell’Aula Paolo VI tra senza fissa dimora e persone in difficoltà, sono state vaccinate grazie alla sua volontà di offrire un servizio che, in quel momento era una forma necessaria di tutela della vita.
Accogliere, proteggere, promuovere e integrare, è questo il cuore del Vangelo, è questo il cuore dell’amore per chiunque sia il prossimo che si incontra ogni giorno sul proprio cammino.
Elemosiniere del papa dal 2013, ripete spesso che il compito dell’Elemosineria Apostolica è quello di «svuotare il conto» per la carità del Santo Padre per i poveri secondo la logica del Vangelo.
Papa Francesco nell’ultimo periodo della sua vita stava preparando una Esortazione apostolica sull’importanza della cura della Chiesa per i poveri.
Per lui era necessario mantenere alta l’attenzione su questo aspetto centrale nel corso del suo pontificato.
Papa Leone raccoglie l’eredità del suo predecessore, pubblicando il primo testo scritto del suo pontificato, l’Esortazione apostolica Dilexi te, e come scrive in apertura «condividendo il desiderio di Francesco che tutti i cristiani possano percepire il forte legame che esiste tra l’amore di Cristo e la chiamata a farci vicino ai poveri».
Prendersi cura dei poveri, ricorda in apertura il documento, è sempre stata una grande tradizione della Chiesa perché «ascoltando il grido del povero, siamo chiamati a immedesimarci col cuore di Dio, che è premuroso verso le necessità dei suoi figli e specialmente dei più bisognosi.
Rimanendo invece indifferenti a quel grido ci allontaneremo dal cuore stesso di Dio».
Krajewski definisce l’Esortazione “un timbro”, un sigillo di tutto il lavoro che viene fatto quotidianamente dall’Elemosiniera Apostolica, evidenziando come attraverso i secoli, la Chiesa sia sempre stata pronta ad aiutare i poveri.
Proprio come faceva Gesù che usciva presto, e dalla mattina alla sera cercava le persone che avevano bisogno, sofferenti, sfortunati, malati, emarginati, rifugiati.
Dice il cardinale che «il Vangelo è proprio il tempo dell’oggi, il domani non è sicuro. Oggi Zaccheo scende dall’albero, oggi Gesù dice agli apostoli di dare agli altri da mangiare».
Papa Leone continua la bimillenaria storia di attenzione ecclesiale verso i poveri, con i poveri, come parte essenziale del cammino della Chiesa.
Il documento, sottolinea Krajewski, mostra che «questi poveri sono la garanzia evangelica per una Chiesa fedele al cuore di Dio.
Essere come il Buon Samaritano vuol dire essere cristiano.
Parlano i Padri della Chiesa, parlano i numerosi santi, i fondatori degli ordini religiosi dediti all’assistenza, fino a santa Teresa di Calcutta.
Tutti raccontano come Gesù veniva riconosciuto nelle persone dei poveri.
É bellissimo il passaggio del documento in cui si spiega perché fin dall’inizio della Chiesa i poveri sono sempre nel centro del Vangelo».
Anche papa Leone sostiene che «se è vero che i poveri vengono sostenuti da chi ha mezzi economici, si può affermare con certezza anche l’inverso, quando ci accorgiamo che sono proprio i poveri a evangelizzarci».
In una delle piazze più belle del mondo, ogni sera all’imbrunire si intravedono tra le colonne del Bernini, uomini e donne che iniziano a preparare le loro tende per la notte.
A tutti è stato chiesto se voler essere ospitati in case di accoglienza, ma tanti non hanno accettano e hanno scelto di restare li.
Associazioni di volontariato, parrocchie romane, e cittadini, portano cibo pronto o altri generi di prima necessità, alcuni turisti si fermano a chiacchiere con loro, altri passano e fingono di non vedere, altri si allontano.
Nel 2015 sotto il colonnato di Piazza San Pietro, sul lato destro sono state aperte le docce per tutti i senza fissa dimora.
Oggi sono più o meno 200 le persone al giorno che le utilizzano, un servizio ininterrotto grazie al prezioso e silenzioso contributo di tanti volontari.
Accanto alle docce si trova anche l’ambulatorio “Madre di misericordia”, aperto tutte le mattine, con la disponibilità di 100 medici e infermieri volontari.
Offre visite di medicina generale e specialistica, tutti i giorni è possibile effettuare analisi del sangue e vaccinazioni antinfluenzali, 2000 persone circa vengono visitate al mese.
L’Elemosiniera Apostolica sostiene tutti i costi necessari per l’utilizzo di questi servizi.
Il telefono del cardinale continua a squillare per tante richieste non solo di aiuto ma anche di offerte di donazioni.
Il cardinale non ha tempo per fare interviste, ogni suo giorno è un incredibile racconto diverso dall’altro, una pagina del Vangelo di un oggi vissuta a servizio di chi ha bisogno.

