Cardinal Pizzaballa: “lo si voglia o no resteremo qui, in Terra Santa”

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Dalla Conferenza episcopale italiana arriva un messaggio forte e chiaro a chi vorrebbe la Terra Santa, e Gaza nello specifico, epurata della presenza palestinese, islamica e cristiana.

«Questo è il futuro della Terra Santa, lo si voglia o no: tutti resteremo qui, tutti dovremo trovare un modo per ricominciare e per riprendere».

A dirlo è il Cardinale Pierbattista Pizzaballa in un video messaggio inviato al Giubileo dei Giovani (e della speranza) in corso.

«Stiamo vivendo, qui in Terra Santa, un momento molto complesso, molto difficile – ha detto – : le morti non si contano, la mancanza dei medicinali, la mancanza di cibo, la fame non sono una teoria, sono una realtà concreta che colpisce direttamente migliaia e migliaia di persone in maniera inimmaginabile».

Pizzaballa ha aggiunto:

«Tutto sembra parlare di morte, di odio, di distruzione, di violenza, sembra una notte che non finisce mai. Purtroppo la notte, l’oscurità, sembra veramente essere il criterio di riferimento per molti – ha detto –

Abbiamo bisogno di questo sguardo di fede che ci aiuta a ritrovare, a vedere dentro questa notte interminabile, i punti di luce».

Secondo il francescano, patriarca di Gerusalemme, «sono tantissime le persone che, ancora oggi, a Gaza, in Israele, in tutta la Terra Santa, sono pronte a dare la vita per l’altro, a mettersi in gioco, rischiando la propria vita perché a Gaza è pericoloso uscire per strada e in Israele fare qualcosa a sostegno di Gaza non è sempre compreso e, quindi, si va incontro a tante incomprensioni».

E ancora, il cardinale dice:

«Sono tante le persone che, in questo mare incredibile di sfiducia e di odio, sono ancora capaci di mettersi in gioco per fare qualcosa per l’altro, perché credono nell’altro e non si arrendono a questa situazione di “io e nessun altro”, ma puntano sul “noi insieme”».

«Questo è il futuro della Terra Santa, lo si voglia o no: tutti resteremo qui, tutti dovremo trovare un modo per ricominciare e per riprendere.

Le persone, che danno la vita, rendono la presenza e la consolazione di Dio concreta e visibile attraverso la loro testimonianza, attraverso i sacerdoti, con i Sacramenti, attraverso i tanti volontari delle varie associazioni, cattolici e non cattolici, di tutte le fedi».

E poi:

«È molto bello vedere come si possa dare concretezza alla parola “speranza”, che in questo Giubileo è così importante e che sembra così lontana dalla nostra esperienza.

 Bisogna guardare queste persone, tenerle vicine perché verrà il momento in cui – quando si dovrà ricominciare a ricostruire tutto quello che è andato distrutto – saranno necessarie: avremo bisogno di uno sguardo nuovo, capace di guardare oltre se stessi.

Solo le persone che in questo drammatico momento sono capaci di non fermarsi al proprio dolore – che c’è, che rimane – ma di dare uno sguardo al dolore dell’altro, a venirgli incontro, saranno anche capaci di costruire il futuro e di dare concretezza alla speranza».