Dietro il genocidio del popolo palestinese (e dietro l’occupazione militare della Palestina, primo step dello sterminio) c’è una “joint criminal enterprise”.
Israele chiaramente non agisce da solo, ma può contare su una vasta gamma di ricchi alleati.
Si tratta di un’«impresa criminale collettiva», fatta di governi e aziende multinazionali complici, che hanno reso possibile lo sterminio.
Queste aziende private vanno da Lockheed Martin a Leonardo; da Booking e Airbnb a Caterpillar, da Amazon a Microsoft, da Volvo a Us Chevron e Hyundai.
Un intero sistema economico-finanziario complesso, «il business dell’eliminazione», orientato alla distruzione dei palestinesi. E più di recente alla cancellazione di Gaza.
Questo stesso sistema ha facilitato la «trasformazione dell’economia dell’occupazione in economia del genocidio”».
E’ la tesi sostenuta (e dimostrata) dall’ultimo report di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati, pubblicato ieri e dal titolo: “from economy of occupation to economy of genocide”. (clicca qui).
«I partenariati internazionali che gli forniscono sostegno tecnologico e militare, hanno migliorato la capacità di Israele di far durare nel tempo l’apartheid e, più di recente, di sostenere l’assalto su Gaza», si legge nel report.
«Israele beneficia del programma di appalti più ampio mai realizzato nel settore della difesa – dai jet fighter F-35, guidati dalla statunitense Lockheed Martin ad almeno 1600 altre aziende inclusa l’italiana Leonardo e otto Stati.
Componenti e singole parti costruite a livello globale contribuiscono alla flotta degli F35 israeliani, che Israele adatta e mantiene in partnership con Lockheed Martin».
L’aviazione militare israeliana ha sganciato finora circa 85mila tonnellate di bombe, accerta il report delle UN, e ha ucciso e ferito un totale di 179mila e 411 persone a Gaza (dati aggiornati al 5 giugno scorso).
In un altro passaggio del dossier si legge che «dopo l’ottobre 2023 sistemi di controllo, sfruttamento ed espropriazione di lunga data, trasformati in infrastrutture economiche, tecnologiche e politiche, sono stati mobilitati per infliggere violenza di massa e immensa distruzione».
Il report è composto di 38 pagine e suddiviso in diversi capitoli che analizzano gli ambiti di complicità internazionale sia nella fasi di occupazione, principalmente nel Displacement (espulsione dei palestinesi) e Replacement (ricollocamento dei coloni sui territori rubati), che in quella ‘finale’ del genocidio.
Acqua, gas ed elettricità (e diversi altri ‘allacci’ anche informatici) sono forniti alle colonie illegali grazie alla complicità di Drummond Company e Swiss Glencore che garantiscono elettricità e carbone ad Israele.
La «violenza militarizzata» di Israele (chiamato “start up nation“) si è fatta sempre più tecnologica e moderna, e in questo hanno contribuito la IBM, Hewlett Packard, Microsoft, Alphabet e Amazon che «hanno garantito un accesso governativo ai loro cloud e tecnologie di AI».
La complicità nell’occupazione militare riguarda anche l’agrobusiness e il global retail che agevolano il sistema delle colonie.
«Tnuva, il maggior gruppo industriale del settore alimentare in Israele, il cui pacchetto di maggioranza è della Chinese Bright Dairy & Food ha alimentato e l’espropriazione di terra e ne ha beneficiato».
Molto interessante è il paragrafo dedicato al Turismo dell’occupazione.
Ossia alle piattaforme Booking e Airbnb che propongono affitti brevi e lunghi nelle colonie ebraiche illegali in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.
Nella colonia di Tekoa, a 20 km a nordest di Hebron, «Airbnb sponsorizza addirittura il turismo in una comunità calda ed accogliente», si legge. Un modo per normalizzare l’occupazione violenta e militarizzata.
Dopo l’attenta disamina delle aziende complici nelle diverse fasi, di occupazione della terra e distruzione premeditata di un popolo, il report dello Human Rights Council fornisce alcune raccomandazioni agli Stati membri.
Tra le quali: «imporre sanzioni ed un embargo completo delle armi ad Israele, inclusi tutti gli accordi già esistenti e le tecnologie dual-use».
Chiede di «sospendere tutti gli accordi commerciali e le relazioni finalizzate ad investimenti, imponendo sanzioni ad entità e individui coinvolti nelle attività che possono danneggiare i palestinesi».
Ai sindacati, avvocati, alla società civile e ai semplici cittadini Francesca Albanese chiede di «far pressione per i boicottaggi, disinvestimenti, sanzioni, e chiedere giustizia per la Palestina, a livello interno e internazionale».
Perchè, nonostante tutto, prosegue il report, «il business va avanti come sempre, ma nulla di questo sistema è neutrale.
Il permanente motore ideologico, politico ed economico del capitalismo razziale ha trasformato l’economia di rimozione-sostituzione dell’occupazione in una economia del genocidio».