Missionario comboniano, 72 anni, padre Franco Nascimbene ha operato prima in Ecuador, poi a Castel Volturno (CE) e successivamente in Colombia, dove vive tutt’oggi. Qui racconta la sua missione.
In un brano evangelico Gesù invita i suoi discepoli a salire in barca per raggiungere l’altra sponda, dove viveva gente che non era del popolo d’Israele.
Mi piace raccontarvi in che modo, durante questi mesi, anch’io ho cercato di raggiungere l’altra sponda, quella dei giovani tossicodipendenti del nostro quartiere che si riuniscono soprattutto intorno ad una panchina rossa, costruita da loro stessi.
Per andare a visitarli è sempre necessario prepararsi, caricando bene le pile, perché spesso l’incontro non è facile: a volte giungo da loro e mi ignorano, altre volte mi accorgo che quando mi vedono arrivare alcuni si alzano e si allontanano.
Un giorno mi avvicino proprio ad uno di loro che mi dice:
«Padre, perché non ci racconti una parabola? Una di quelle che raccontava Gesù».
Dopo aver chiesto agli altri ragazzi se fossero interessati ad ascoltarla, ho iniziato a raccontare quella del Buon Samaritano.
Mi hanno ascoltato con molta attenzione ed alla fine li ho invitati per un altro quarto d’ora di approfondimento, chiedendo loro di mettersi al posto di ognuno dei vari personaggi e domandandosi come avrebbero reagito se fossero stati là.
Un altro giorno, arrivando alla panchina rossa, ho visto che Ronald aveva un coltello che spuntava dai calzoni.
Mi sono messo a scherzare con lui chiedendogli se l’avesse portato per sbucciare la frutta.
Poi, quando il suo vicino si è alzato, mi sono seduto di fianco a lui.
In un momento in cui si era distratto, gli ho preso il coltello e gli ho detto che sarei andato a buttarlo in un lago che c’è lì vicino, per evitare che facesse qualche stupidaggine.
Ma Ronald mi ha intimato: «dammi il mio coltello!».
Alla mia risposta che continuava ad essere negativa, ha insistito.
Poi, vedendo che si stava arrabbiando, gli ho promesso che glielo avrei restituito se mi avesse risposto a questa domanda:
«Pensi che portare un coltello in vista ti aiuti a risolvere qualche problema?».
Mi ha risposto che gli sarebbe servito per difendersi dai suoi nemici.
Io l’ho invitato ad affrontare i suoi problemi in altri modi, sedendosi a dialogare e cercando soluzioni, senza usare il coltello.
E poi gliel’ho restituito.
Qualche tempo dopo, arrivando alla panchina rossa, Dagoberto mi ha chiesto di tornare a celebrare lì una messa per Donald che stava morendo in ospedale, dopo che una moto gli si era avvicinata e gli avevano sparato alla testa.
Siamo andati insieme a visitare la famiglia di Donald e l’abbiamo invitata a unirsi ad un momento di preghiera che avremmo fatto l’indomani con tutti i suoi compagni.
Il giorno dopo, però, Donald era già morto.
Allora abbiamo trasformato quel momento in una preghiera perché il Padre misericordioso lo accogliesse tra le sue braccia.
Una mezz’ora di canti, testi biblici di speranza, preghiere spontanee, e poi ho benedetto l’acqua e l’ho aspersa sui 25 presenti che Dagoberto aveva riunito. Poi mi hanno chiesto di benedire il luogo dove avevano sparato a Donald ed il luogo dove lui si sedeva a fumare.
Alla fine, ho proposto di ripetere ogni tanto momenti simili.
Che il Signore ci aiuti sempre ad andare in cerca delle “altre sponde” della nostra società per seminarvi con gioia la speranza.