«Finalmente le armi tacciono nella Striscia di Gaza. Per troppo tempo si è sparso terrore, morte ed odio.
Un accordo che doveva e poteva essere raggiunto molti mesi fa, evitando la distruzione di Gaza, oltre 47.000 morti e 110.000 feriti senza contare i dispersi, in totale violazione del diritto internazionale.
Lo scrive la Rete Italiana Pace e Disarmo in un comunicato col quale si unisce alla «gioia per la liberazione degli ostaggi tenuti nascosti per 470 giorni da Hamas e per i prigionieri palestinesi liberati dalle carceri israeliane».
Inoltre, scrive la Rete alla quale aderiscono tra gli altri anche le Acli, l’Agesci,AOI – Associazione di cooperazione e di solidarietà internazionale, Archivio Disarmo e Associazione Papa Giovanni XXIII, «uniamo il ringraziamento a chi, in Israele, in Palestina nei gruppi misti e in tutto il mondo si è battuto perché cessasse il massacro e non ha mai abbandonato la speranza».
La Rete esorta:
«La tregua deve reggere, deve diventare permanente, bisogna farsi carico dei bisogni della popolazione».
La ricostruzione della Striscia di Gaza deve avvenire con un impegno autorevole ed efficace di fondi da tutta la comunità internazionale».
Inoltre, suggerisce:
«Deve partire un vero negoziato per una pace giusta e per la fine dell’occupazione, c’è da ricostruire Gaza, e assicurare giustizia e riparazione per le vittime».
Tuttavia incombe la preoccupazione «per le dichiarazioni e le minacce contro ogni tipo di accordo della destra israeliana, e per gli interessi economici e politici di alleanze tra potenze ed autocrati per una nuova spartizione del Medio Oriente che non ha nulla a che vedere con i diritti dei popoli».
«Chiediamo che le nostre istituzioni intraprendano la strada di mettere a disposizione del sistema ONU la nostra diplomazia e tutte le nostre risorse negoziali, assumendo con responsabilità le risoluzioni ONU e le sentenze dei suoi organismi di giustizia».