«A 15 anni dal terribile terremoto di Haiti noi viviamo oggi una catastrofe enorme, dimenticata e continua».
A dirlo è Maddalena Boschetti, fidei dodum nell’isola caraibica che è oramai ostaggio permanente delle gang armate.
«Questa data (il 12 gennaio del 2010 ndr.) ha segnato uno spartiacque senza precedenti: qui da noi si dice sempre, “prima o dopo il terremoto”», ricorda Maddalena in un video rievocando il triste anniversario.
«Questa data quindi resta marcata in ognuno di noi perchè la catastrofe che abbiamo vissuto si sta prolungando: all’uscita nord della capitale Port Au Prince c’è una fossa comune dove sono stati raccolti i resti di 100mila persone decedute in quell’evento del terremoto e questo sacrario come tante altre zone, oggi è nelle mani dei banditi».
Tuttavia, nonostante le condizioni oggettivamente senza vie d’uscita, la missionaria aggiunge:
«noi non rinunciamo a cercare i segni di speranza, anche grazie alla resilienza del popolo haitiano.
Con gli occhi della fede crediamo in un futuro possibile, fatto di ricostruzione e nuove possibilità».
In tutta l’isola caraibica il 12 gennaio scorso si è ricordato il tremendo terremoto di magnitudo 7 della scala Richter del 2010 che ha provocato la morte di 230mila persone e il ferimento di oltre 300 mila.
Ma le condizioni interne per milioni di persone sono tragiche ancora oggi: tra fame, violenza e guerriglia il popolo haitiano resta un popolo martire.
Monsignor Quesnel Alphonse, vescovo di Fort Liberté, ad Haiti, in un’intervista rilasciata ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) proprio oggi ha detto: «se devo scegliere una parola per descrivere questa situazione, direi ‘soffocamento’. È come se fossimo affogati.
Ad Haiti stiamo sopravvivendo a malapena».
Ribadisce il prelato che «la mancanza di opportunità rende la miseria ancora più grande.
Questo fenomeno ha portato migliaia di haitiani a cercare rifugio in altri Paesi, rischiando la vita nelle traversate».
Qui il Substack di Maddalena Boschetti:
https://substack.com/home/post/p-154635319