Sotto il cielo azzurro e caldo del Mozambico, un gazebo semplice offre un po’ d’ombra in un cortile polveroso.
Attorno, un gruppo di bambini corre, inseguendo un pallone improvvisato, mentre una donna li osserva con un sorriso e partecipe.
Poco distante, alcune madri rientrano dai campi, con i colori della terra impressi sugli abiti e sui volti.
È una scena fatta di quotidianità.
È da qui, da questa normalità, che prende avvio l’esperienza missionaria di Marina Leoni, consacrata dell’Ordo Virginum, partita da Como per raggiungere la diocesi di Nacala.
Il suo invio, dopo aver frequentato il corso di formazione al CUM di Verona, si inserisce nel solco della presenza già avviata da due sacerdoti fidei donum comaschi, impegnati rispettivamente da quattro e due anni nella stessa realtà.
Dopo alcuni ritardi dovuti alle pratiche burocratiche per documenti e visti, del tutto ordinari in questo tipo di esperienza, Marina è riuscita a partire a metà marzo.
A quasi quattro mesi dall’arrivo, il bilancio che emerge è già ricco di significato e di prospettive.
Uno degli aspetti più importanti di questa missione è la formazione di una vera équipe pastorale, composta non solo da sacerdoti ma anche da una presenza femminile:
«Una donna consacrata- sottolinea Marina – contribuisce ad arricchire i carismi e l’immagine stessa di Chiesa».
La scelta di partire, maturata a 62 anni dopo una lunga esperienza di insegnamento nella scuola media, nasce dal desiderio di mettersi in gioco in un momento ancora favorevole della vita, sia per l’età sia per la salute.
Una decisione confermata dalla positività dei primi mesi trascorsi sul campo.
Il cuore del servizio di Marina è rivolto in particolare alle donne e alle madri della comunità.
Durante le visite pastorali legate ai sacramenti, si ritaglia momenti di dialogo, spesso con l’aiuto di un traduttore, dato che la lingua locale è il makua, che ancora non ha avuto modo di imparare.
Si tratta in molti casi di donne analfabete, impegnate nella mashamba, la coltivazione dei campi, da cui dipende la loro sussistenza: miglio, manioca e diversi tipi di fagioli, scandiscono il ritmo della vita quotidiana.
Accanto alla dimensione relazionale, si dedica anche a un importante lavoro organizzativo: la digitalizzazione dei registri parrocchiali.
Negli anni, infatti, la conservazione dei dati è stata complessa, con informazioni mancanti o difficili da reperire.
Attraverso l’inserimento dei dati al computer, diventa possibile rendere più efficiente la ricerca dei sacramenti, richiesta spesso in occasione di matrimoni o altre necessità. Questo servizio si trasforma anche in un’opportunità di incontro, resa possibile da una segreteria aperta ai membri delle diverse comunità.
La parrocchia, infatti, è suddivisa in quattro zone, denominate A, B, C e D, alcune delle quali risultano difficilmente raggiungibili, soprattutto durante la stagione delle piogge. Non manca, nella quotidianità, lo spazio dedicato ai più piccoli.
Nel cortile della missione, sotto un gazebo, Marina trascorre momenti di gioco con i bambini del luogo, utilizzando acqua, palloni e attività semplici.
È un tempo prezioso, soprattutto per quei bambini che appaiono più soli e vulnerabili, talvolta segnati da condizioni di fragilità ben visibili.
Questa esperienza missionaria nasce anche dal desiderio espresso dal vescovo della Diocesi di Como, il cardinale Oscar Cantoni, che ha voluto rafforzare la presenza missionaria con una équipe più completa. Un segno importante, soprattutto in un momento conclusivo del suo ministero episcopale.
Dall’esperienza vissuta nasce anche un messaggio rivolto ai giovani, in particolare a coloro che hanno la possibilità di avvicinarsi ai percorsi proposti dal CUM di Verona: occasioni di preparazione missionaria che possono concretizzarsi in esperienze di uno o tre anni attraverso le convenzioni con la CEI.
«Invito i giovani, dice Marina, ad avere curiosità e desiderio di conoscere realtà diverse».
Un mondo che può apparire povero dal punto di vista materiale, ma che custodisce valori profondi: l’accoglienza, il senso della festa, il canto nella liturgia, la capacità di sorridere nonostante le difficoltà.
In un contesto segnato da limitazioni, una scuola non sempre funzionante, scarse risorse energetiche, giornate che iniziano all’alba e si concludono presto per l’assenza di luce, emerge una ricchezza umana che interpella e arricchisce.
In Mozambico, Marina incontra volti, storie e sfide concrete, scoprendo una verità semplice ma potente: anche con poco si può fare molto, soprattutto quando si cammina insieme.
- Intanto, per lei, la quotidianità ora si intreccia con il servizio, con la condivisione e l’umanità, ogni sorriso diventa una promessa, ogni passo una possibilità.
E proprio lì, nasce qualcosa di inatteso: una speranza concreta, che cresce giorno dopo giorno e illumina il cammino, perché anche il suo più piccolo gesto può accendere un futuro.

