“Il perdono è il motore della riconciliazione e perdonare è una cosa semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo, poiché inizia dal prendersi cura di sé”.
A dirlo é il domenicano padre Claudio Monge, parlando alla platea dei Giovani di Missio:
“il primo passaggio del perdono è riconoscere la sofferenza altrui e non sentirsene unici detentori: ossia rinunciare ad avere il copyright della sofferenza.
Un esempio clamoroso di questo è sotto gli occhi di tutti e non solo a partire dal 7 ottobre 2023 ma da decenni”.
È l’esclusiva della sofferenza pretesa dal popolo ebraico e da Israele, ad esempio.
Padre Monge però precisa che “riconciliazione e perdono sono due momenti separati e non coincidono necessariamente”.
Nel parlare ai giovani, seminaristi e non, riuniti a Misano Adriatico, padre Claudio che vive a Istanbul ha detto: “la Turchia da decenni è il corridoio nel quale si ammassano le vittime: ci sono in Turchia un milione e 750mila siriani fuggiti dal loro Paese, nel frattempo sono arrivati migliaia di afghani e anche palestinesi.
Pochi palestinesi, quelli che non sono lasciati a crepare nella gabbia di Gaza”.
Nella sua lectio di ieri il domenicano aveva parlato dell’infinito potenziale dei giovani: “abbiamo dentro di noi la misura dell’eternità ma spesso non la capiamo.
La nostra vita corre e scappa ma corre dentro qualcosa di fermo: la nostra vita corre dentro Dio, poichè Dio è la sponda” e noi siamo il treno in corsa.
In apertura dei lavori sono state ricordate quattro figure di persone vicine alla Fondazione Missio e ai giovani, che hanno indicato un cammino di vita piena, sebbene ora non siano più sulla terra: Antonella Mattei, padre Claudio Marano, Luca D’Amore e Giancarlo Piovanello.
“Il loro tempo passato si rigenera di continuo” dice Missio Giovani.

