Magnifica Humanitas: l’IA per un progetto storico fondato su giustizia, fraternità e dialogo

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«Non possediamo risposte tecniche, né intendiamo sostituirci a chi ne ha la competenza, ma apportiamo una saggezza sull’umano di cui il nostro tempo ha disperatamente bisogno: ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire gli altri e di prendersi cura della nostra casa comune».

Così Leone XIV ha riassunto la sua prima enciclica Magnifica Humanitas, sulla ‘custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale’ presentata questa mattina presso l’Aula del Sinodo in Vaticano alla presenza del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin; del cardinale Victor Fernandez, del dicastero per la Dottrina della Fede; del cardinale Michael Czerny del dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; della professoressa Anna Rowlands, docente alla Durham University, Regno Unito; di Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic; e di Leocadie Lushombo, docente della Santa Clara University.

Magnifica Humanitas porta la data della firma del 15 maggio scorso, in riferimento al 135esimo anniversario della Rerum Novarum di Leone XII sulla condizione degli operai al tempo della trasformazione industriale, in un momento «di svolta epocale che minacciava la dignità umana».

Dalla vicinanza della Chiesa ad ogni passaggio della storia dell’umanità, nascono le 200 pagine della nuova enciclica sull’Intelligenza Artificiale, frutto di molti anni di ascolto di scienziati e ingegneri che «lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze» ha detto papa Prevost stamattina, ma anche di «leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con perseveranza regole giuste» e di «genitori e insegnanti profondamente preoccupati per il futuro delle giovani generazioni».

Senza dimenticare, ha detto ancora il pontefice, nuove frontiere di applicazione nelle tecnologie belliche con «sistemi d’armi sempre più autonomi, praticamente al di là di ogni controllo umano. Sento resoconti molto preoccupanti di algoritmi che possono impedire l’accesso all’assistenza sanitaria, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati viziati da pregiudizi e ingiustizie».

Oggi, dinanzi alla potenza delle tecnologie digitali, la Chiesa è chiamata a discernere le res novae della storia e offrire alla luce del Vangelo un contributo al bene per l’intera famiglia umana. La Chiesa ha già avviato il dialogo con istituzioni, governi, università, imprese, nella convinzione che l’ascolto degli interlocutori renda più efficace ed incisiva l’opera di evangelizzazione, per proteggere la dignità umana.

In tale scambio, la Chiesa porta il patrimonio sapienziale del Vangelo, una comprensione della persona umana della sua dignità, della sua libertà e della sua vocazione relazionale a immagine di Dio, senza la quale anche le tecnologie più avanzate rischiano di smarrire la misura del loro autentico progresso.

Nel tempo dell’IA, la “magnifica umanità” creata da Dio si trova di fronte alla scelta di innalzare una nuova torre di Babele o di edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ovvero se lasciarsi guidare dalla tecnologia e dal progresso come unici principi o se porre al centro la dignità della persona, riconducendo il progresso tecnico a strumento. Ma ancora e più urgentemente, decidere se lavorare al cantiere della pace o lasciarsi travolgere dall’escalation della guerra.

Da tempo, la Chiesa si impegna a favore del disarmo nucleare e, ha sottolineato papa Leone «l’Intelligenza Artificiale richiede oggi di essere disarmata» perché «come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune» e «le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità».

Importanti le parole di Christopher Olah Christopher Olah ha spiegato: «Ogni laboratorio di IA d’avanguardia, incluso Anthropic, opera all’interno di un insieme di incentivi e vincoli che possono talvolta entrare in conflitto con il fare la cosa giusta…Se vogliamo che questa tecnologia vada bene, è importante che ci siano persone al di fuori di quegli incentivi, disposte a dire cose difficili, a essere critici sinceri e riflessivi». Olah ha spiegato che i sistemi di IA «non sono i robot freddi e calcolatori che ci erano stati promessi… sono fatti di noi, delle nostre parole».

La presenza della Chiesa come indicatore di spiritualità, come “garante” e testimone di valori morali e diritti civili, per lavorare sulla natura stessa dei modelli di IA. Per questo c’è chi ha parlato di questa enciclica come dello “zero day” da cui può nascere qualcosa di nuovo:

«Oggi è solo l’inizio – ha concluso Olah -, l’avvio di una lunga collaborazione tra coloro che costruiscono questa tecnologia e coloro che possono vedere ciò che noi, dall’interno, non riusciamo a vedere».