La sua è una «diplomazia che lavora dietro le quinte», sicuramente meno visibile, ma che non rinuncia ad esercitare «mediazioni esplicite di cui il pubblico non sa».
Guarda all’Asia tanto quanto all’Africa, sceglie di andare nell’Europa delle capitali ma resta (col cuore) nelle periferie del mondo. Possiede una postura aperta al «dialogo, alla tessitura di relazioni internazionali», di attenzione alle altre fedi.
Papa Leone XIV è «diversamente americano»: lavora per «cucire, aprire, allargare», usando tutti gli strumenti a sua disposizione («compresa Propaganda Fide») per spezzare le polarità.
Questo il quadro (parziale) emerso dall’incontro “La politica estera di Papa Leone XIV”, che si è tenuto il 16 settembre scorso all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.
«Credo che da Leone ci potremo aspettare sorprese nel lungo periodo: il suo stile è lineare e la novità si valuta nel tempo», ha argomentato Agostino Giovagnoli, professore di storia Contemporanea alla Cattolica del Sacro Cuore.
Papa Robert Prevost non è interessato al risultato immediato, esercita «una diplomazia di lungo periodo», guarda molto ad Oriente (e Pechino lo apprezza moltissimo), come anche il suo predecessore.
Si muove in effetti in netta continuità con la traiettoria tracciata da papa Francesco, secondo il parere di tutti i relatori.
E tuttavia conserva il proprio stile.
Tra i relatori della tavola rotonda moderata dalla giornalista Lucia Capuzzi di Avvenire, Massimo Faggioli, professore Ordinario al Dipartimento di teologia e scienze religiose della Villanova University, autore di “Leone XIV e la Chiesa globale”.
Faggioli ha parlato di «cattolicesimo più globale e meno europeo» di Leone.
La sua è una Chiesa sempre più «post-Europea» ha evidenziato anche don Roberto Regoli, docente alla facoltà di Storia e Beni Culturali della Gregoriana.
E tuttavia «il Papa di Chicago che andava alle partite di baseball», dice Regoli, guarda non solo alle periferie ma «anche alle capitali europee».
Visita il continente africano, ma si sofferma molto sull’Asia.
«Il successo di Leone in Cina è aumentato ancora di più dopo l’enciclica Magnifica Humanitas che raccoglie preoccupazione diffuse nel Paese», ha fatto notare ancora Giovagnoli.
«Il Papa in Cina ha evitato trappole tese per indurlo a una rottura con Pechino» e ha guadagnato consensi.
«Le altre diplomazie sono sottoposte al giudizio elettorale», ha fatto notare Faggioli, quella del Pontefice no, possiede un vasto orizzonte non interessato «al riconoscimento» spicciolo e questo dona spessore.
Prevost si muove con scioltezza tra fuori e dentro, tra centro e periferia, tra i diversi occidenti, non escluso quello dei Palazzi.
Eppure sa guardare alle aree sofferenti del globo, senza deroghe.
«Prevost ha una visione più classica dell’Europa, conosce bene, da americano, le critiche» al vecchio continente e lo richiama alle proprie responsabilità, dice Regoli.
Tutt’altro che statico, il pontefice americano sa come stupire e come restare fermo pur senza interrompere legami storici.

