Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sulla guerra di Israele all’Iran, continuano le operazioni militari israeliane sul fronte libanese. Ma per fortuna la Chiesa c’è.
I due conflitti, quello scatenato da Israele sull’Iran e quello contro il Libano sono legati a doppio filo e il costo umano è altissimo.
Secondo le Nazioni Unite, i bombardamenti di Israele hanno provocato in Libano circa 700mila sfollati, tra cui 200mila minori, e causato centinaia di vittime civili.
Solo una parte degli sfollati — circa 120mila persone — ha trovato accoglienza nei centri del governo.
La grande maggioranza, invece, è rimasta senza un riparo stabile, mentre continuano gli ordini di evacuazione da parte dell’esercito israeliano, anche in aree densamente abitate.
Tra le poche risposte concrete all’emergenza, c’è quella della rete ecclesiale.
Le Suore del Buon Pastore sono presenti nel Paese dal 1895 e da sempre si occupano delle comunità più vulnerabili e marginalizzate in particolare ragazze, donne e bambini.
“Stiamo assistendo al più grande esodo degli ultimi anni”, racconta suor Antoinette Assaf.
Migliaia di famiglie arrivano senza nulla: case distrutte, nessun reddito, impossibilità di trovare lavoro.
«Ogni giorno incontro tanti bambini che hanno lo sguardo spaventato, ma che continuano a sognare di poter tornare a scuola.
Le persone che assistiamo soffrono a causa della povertà, dello sfollamento e dei traumi subiti, eppure la loro resilienza è impressionante.
La loro fede, l’amore per le loro famiglie e i piccoli gesti di solidarietà che si scambiano sono le loro ancore di salvezza.
C’è bisogno di beni essenziali, ma ancora di più serve una presenza compassionevole, sentirsi ascoltati con attenzione, senza essere giudicati.
Come il Buon Pastore che non fa distinzioni tra le pecore del suo gregge, qualunque sia il loro colore o la loro origine.
Ascoltare le loro storie e testimoniare la loro forza mi commuove profondamente.
Nonostante tutto ciò che hanno sopportato, la loro speranza e il loro coraggio sono fonte di ispirazione quotidiana.
Spesso sono loro a insegnarci il vero significato della speranza.
Noi suore condividiamo questa speranza.
La nostra missione adesso non è solo quella di portare aiuti umanitari.
Il cibo e le medicine sono essenziali, ma le persone hanno anche bisogno di spazi sicuri dove poter iniziare a riprendersi, trovare momenti di pace e ricevere appoggio psicologico.
Ci impegniamo ad accompagnarle in questo percorso. Il loro cammino è anche il nostro».

