È uno dei Paesi più poveri al mondo, il Ciad che non riesce a risalire dagli ultimissimi posti dell’Indice di sviluppo umano (189esimo su 193) con più dell’80% dei suoi quasi 17 milioni di abitanti vive sotto la soglia di povertà (tradotto in spicci, con meno di un dollaro al giorno).
Posto nel cuore del continente africano, il Ciad ha tassi molto alti di malnutrizione, che colpisce oltre 4,8 milioni di persone, di cui mezzo milione bambini al di sotto di cinque anni, soprattutto nelle regioni del Sahel e del bacino del Lago Ciad, dove la malnutrizione mette a rischio la sopravvivenza del 25% degli abitanti.
Gli shock climatici frequenti, soprattutto nei lunghi periodi di siccità, rendono precari gli scarsi raccolti stagionali, e il cibo è troppo poco per tutti, soprattutto pensando al milione di rifugiati, soprattutto dal Sudan senza pace.
Tra gli sfollati, molte sono le donne in gravidanza o in allattamento, ma anche bambini piccolissimi che affrontano la scommessa-condanna di sopravvivere in condizioni proibitive.
I numeri della (cronica) crisi ciadiana si allungano con la mancanza di acqua potabile per la maggior parte della popolazione (ne può disporre solo il 38,7%), il tasso di alfabetizzazione al 26,8%, la scarsezza di cure mediche anche primarie anche in città come la capitale N’Djamena, dove c’è bisogno di sviluppare mezzi di sussistenza per superare la mancanza di cibo adeguato.
La malnutrizione è una maledizione che si tramanda di generazione in generazione: bambine con deficit nutrizionale, diventano mamme di figli che hanno bisogno di cibo sostanzioso per sopravvivere, per crescere e avere un corretto sviluppo psico fisico.
Nella parte centro orientale del Ciad, il vicariato apostolico di Mongo è una zona investita dalla crisi umanitaria causata dal conflitto in Sudan.
Un vero esodo biblico che coinvolge centinaia di migliaia di persone, in maggioranza donne e bambini, in fuga dalle violenze tra l’esercito di Khartoum e i paramilitari.
Nei campi di accoglienza la Caritas di Mongo è impegnata a fronteggiare una emergenza che sembra non avere mai fine. In particolare nel campo di transito di Tinè dal 19 gennaio scorso la Cei ha sostenuto l’equipe della Caritas diocesana per servire pasti caldi a migliaia di persone (fino a 4.600 al giorno, di cui 1.650 minori non accompagnati) con un progressivo aumento in corrispondenza dell’aggravarsi della guerra oltre confine.
Chi opera nel campo di Tinè – dove sono presenti anche Croce Rossa e Medici senza Frontiere – racconta di una situazione al limite, con una forte pressione sugli operatori: la priorità è saziare la fame di questo popolo senza terra, che non ha nulla da portare con sé, se non poche cose in un fagotto sulla testa; ma anche vestiario pulito, coperte per le escursioni termiche notturne.
Accanto all’assistenza ai profughi, sono in corso progetti della Conferenza Episcopale Italiana come quello dedicato al “Coraggio delle donne di fronte alla crisi umanitaria in Sudan” pensato in risposta al dramma dei rifugiati sudanesi, partendo dall’orticoltura come strumento per soddisfare i bisogni alimentari.
In un anno e mezzo di attività sono stati creati oltre 60 gruppi di donne che si dedicano alla produzione di legumi, di cui beneficiano 5.640 persone.
Per incrementare la produzione sono stati realizzati 51 pozzi, dotati di motopompe, forniti 1.806 attrezzi agricoli e distribuiti 278 chili di sementi selezionate.
Alla base di ogni prospettiva di miglioramento non solo per i rifugiati, ma per tutti gli abitanti della zona, c’è la possibilità di disporre di acqua sicura.
Per questo servono nuovi pozzi, creati come beni comuni da gestire responsabilmente e collettivamente.
Negli ultimi mesi sono state intraprese 35 trivellazioni di cui solo 24 sono andate a buon fine.
La malnutrizione (soprattutto infantile) si combatte non solo con il cibo, ma anche con l’educazione sui banchi di scuola.
La campagna di prevenzione sanitaria nelle scuole cattoliche del vicariato apostolico di Mongo, prevede (dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni dalle autorità e dei genitori) visite mediche e lezioni per i circa 10mila alunni delle 22 scuole elementari, distribuite su un territorio grande una volta e mezza l’Italia.
La campagna si articola in due fasi: la prima, avviata a febbraio 2026, ha visto alcuni medici impegnati in visite sanitarie nelle scuole elementari di Mongo, per valutare lo stato di salute generale e segnalare eventuali anomalie ai genitori.
La seconda fase inizia da settembre prossimo, e prevede anche la prevenzione dentaria, con consigli dietetici e cure di base.
Una iniziativa innovativa che rappresenta un grande passo avanti per la salute dei bambini nelle scuole rurali del Ciad.

