“Ci chiedevamo perché Dio ci avesse abbandonato e poi abbiamo capito che era lì: Lui camminava con noi e soffriva con il suo popolo”.
La storia recente del Myanmar è puntellata di drammi: guerra civile, dittatura militare, caos, violenza verso un popolo senza prospettive.
Eppure non perde la fede né tantomeno la speranza.
A parlarne ad Assisi, nel corso delle Giornate di Spiritualità missionaria della Fondazione Missio è stata suor Ri Moe, missionaria originaria del Paese asiatico.
La sua testimonianza nell’Abbazia di San Pietro ad Assisi ha toccato i cuori dei partecipanti alle Giornate.
La guerra civile in Myanmar continua ad alimentarsi, attraverso lo sfruttamento delle terre rare e di altre risorse strategiche, mentre milioni di civili affrontano sfollamenti, fame, azioni di arbitraria violenza e una crisi umanitaria che colpisce con particolare durezza soprattutto la minoranza Rohingya.
“Alle volte per noi missionarie essere presenti può salvare una vita.
Non c’è libertà di movimento né sicurezza in Myanmar, ma quando la paura cresce la fede cresce ancora di più: Dio è tutto ciò che rimane”, ha detto la suora, raccontando alcuni episodi grande terrore vissuti da lei stessa nel 2021.
“Pregate per il mio popolo, affinché la guerra finisca!”.
Il cambiamento in corso è solo apparente: il governo presidenziale è composto dagli stessi elementi che hanno portato al golpe del 2021.https://youtube.com/shorts/sY0LWOv2g24?is=2N8e-TkdN-mMtrhY
Nel Febbraio 2021 una giunta militare rovescia il governo democratico di Aung San Suu Kyi scatenando la nuova fase di guerra.
Appena due mesi fa una esplosione nel nord-est del Myanmar, causata dalla “detonazione accidentale di esplosivi per l’estrazione mineraria”, ha provocato almeno 55 morti, decine di feriti e la distruzione di numerose abitazioni in un’area controllata da un gruppo guerrigliero etnico.
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