Torturato e abusato quotidianamente; percosso, sottoposto a trattamenti inumani e degradanti in una cella di isolamento sotterranea, il medico palestinese Hussam Abu Safiya sta morendo.
Durante la detenzione arbitraria a Rakefet, in Israele, che dura da oltre 18 mesi «senza incriminazione né processo», è stato soggetto ad ogni sorta di violenza, tanto che il suo avvocato ha faticato a riconoscerlo l’ultima volta che l’ha incontrato.
E’ urgente pretendere l’«immediata scarcerazione» del pediatra di Gaza: a chiederlo, tra gli altri, è la Commissione d’Inchiesta Indipendente Internazionale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati (parte dello Human Rights Council).
«Il trattamento riservato al dottor Abu Safiya riflette un ampio sistema di violazioni da parte di Israele già individuato dalla Commissione nei suoi precedenti rapporti», si legge in uno dei suoi report.
La mobilitazione per Abu Safiya, medico dei bambini nell’ospedale Kamal Adwan, è mondiale ma non ha avuto alcun effetto finora.
Numerosi organismi internazionali tra cui lo UN working group on Arbitrary Detention, Amnesty International, diverse Ong ed eurodeputati, lanciano continuamente appelli e campagne per la sua scarcerazione.
Tra chi si mobilita per il dottore di Gaza c’è anche la rete dei “Preti contro il genocidio”.
“Chi ha consacrato la propria vita a curare i bambini di Gaza non può morire in una cella sotterranea nel silenzio del mondo – afferma padre Pietro Rossini, a nome della Rete –
Ci uniamo all’appello delle Nazioni Unite e della società civile: chiediamo la sua immediata scarcerazione e la liberazione di tutto il personale sanitario palestinese detenuto illegalmente.
Il Vangelo ci obbliga a non tacere: la sua vita è sacra, la sua libertà è giustizia”.
Il suo caso è uno dei più emblematici tra quelli che vedono Israele colpevole di tortura: la BBC ne ha parlato tre giorni fa, riportando le parole dell’avvocato Nasser Odeh.
«Ha quasi perso coscienza diverse volte» durante il colloquio e «ci ha raccontato di essere soggetto a gravi violenze soprattutto durante il giorno delle visite».
I dettagli che stanno emergendo sul peggioramento delle condizioni di detenzione del dottor Safiya «sono davvero agghiaccianti», ha dichiarato Erika Guevara Rosas di Amnesty International.
«Siamo profondamente allarmati dalle informazioni fornite dal suo avvocato, secondo cui la sua vita è in imminente pericolo mentre continua a essere detenuto illegalmente.
È inaccettabile che un pediatra, che ha dedicato la propria vita a salvare quella degli altri nella Striscia di Gaza occupata, sia sottoposto a torture e maltrattamenti, compresi gravi abusi fisici e psicologici e un prolungato isolamento, mentre viene detenuto senza alcuna giustificazione».
La Commissione delle Nazioni Unite ha accertato che «le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente ucciso, ferito, detenuto e gravemente maltrattato personale medico, configurando i crimini di guerra di omicidio intenzionale e tortura, nonché il crimine contro l’umanità di sterminio».
L’intenzione è chiaramente quella di distruggere il sistema sanitario di Gaza.
Questo pomeriggio in piazza Montecitorio a Roma a partire dalle 17.30 un presidio, indetto dai Sanitari per Gaza, al quale partecipano le Libere cittadine per la Palestina ed altre sigle, per il dottor Safiya, chiederà ai nostri deputati e al governo italiano un impegno concreto per la scarcerazione del medico palestinese.

