La tappa finale davanti alla sede della multinazionale delle armi, Leonardo

Corteo orante dei ‘preti contro il genocidio’ a Roma: “Dio è morto a Gaza”

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Oltre cento persone, tra presbiteri, frati, missionari delle principali congregazioni religiose e vescovi (due dei quali dal continente africano), per un corteo “orante” dedicato ai civili (soprattutto bambini) martiri in Palestina e in Libano.

Con la richiesta di pace e giustizia concreta in Terra Santa.

Cinque le stazioni di preghiera, diversi i momenti di commozione e denuncia (sempre con un grande sudario tra le mani), tappa finale: la sede della Leonardo spa, in piazza Monte Grappa a Roma.

La rete dei “preti contro il genocidio” ieri ha reso visibile un pezzo di “vangelo incarnato”.

E lo ha fatto esponendosi in prima persona, davanti a fotografi e giornalisti, come espressione di una Chiesa che non può tacere.

«Se io denuncio il genocidio non sono antisemita – ha chiarito a margine, alla stampa, monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi –

Se parlo in difesa dei palestinesi, sono antisemita? Ma dove sta scritto!

Chi sta operando oggi in Israele non può sottrarsi alle critiche».

I preti, lungo le cinque stazioni evangeliche, mostravano il lenzuolo con 330 nomi di bimbi uccisi a Gaza dal giorno del “cessate-il-fuoco” ad oggi: «perchè un numero si dimentica, un nome no. E quei bambini avevano un nome prima di diventare una statistica».

Dai canti alle parole, dalle preghiere ai fatti.

«La Corte penale internazionale dovrebbe spiccare mandati di cattura per tutti coloro che siedono nei Consigli di amministrazione di Leonardo e di tutte le aziende che fabbricano e vendono armi per le guerre», ha detto don Franco Moscone, vescovo di Manfredonia, parlando sotto la sede della multinazionale partecipata dallo Stato italiano.

«Il dolore è sempre dolore (…) tuttavia, c’è «una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato», questa la citazione dalla Lettera Pastorale del Cardinale Pizzaballa del 26 aprile 2026.

 

Dopo la tappa in San Pietro i preti hanno raggiunto l’ambasciata di Palestina presso la Santa sede dove è stata intonata una canzone dedicata a Taybeh, città cristiana sottoposta a incursioni armate continue da parte dei coloni israeliani.

«Dietro questo genocidio ci sono tutte le potenze europee che finanziano e mandano armi ad Israele, ecco perchè è importante dire basta!», ha dichiarato il comboniano padre Alex Zanotelli, giunto da Napoli.

Nella rete anche don Nandino Capovilla di Pax Christi, padre Dario Bossi, don Rito Maresca, padre Pietro Rossini, saveriano, un nutrito gruppo di comboniani con il segretario provinciale, padre Giorgio Padovan.

«Il Papa ha indicato una priorità pastorale alle chiese in Italia: dovete trasformare queste diocesi, questi monasteri e queste associazioni in case della pace!», ha sollecitato ancora, pubblicamente, monsignor Giovanni Ricchiuti.

Perché «dobbiamo pensare ad organizzare questo mondo con una architettura diversa!».

Christian Carlassare, vescovo di Rumbek in Sud Sudan, ha tracciato una sorta di continuità tra Africa e Medio Oriente sul versante bellico.

«Il conflitto anche in Africa colpisce i civili: in Sud Sudan da due anni; c’è una persecuzione interna e la popolazione è presa nella morsa tra governo e opposizione – ha spiegato a margine –

Sono rimasto scosso per i bombardamenti contro i villaggi e nel sentir dire che era colpa dei civili perché vivevano assieme ai terroristi e questo fa riferimento proprio a quanto sta avvenendo in Terra Santa», sulla falsariga della matrice israeliana.

Infine, ancora con le parole di monsignor Ricchiuti, «Dio è morto a Gaza e in Cisgiordania, e nei campi di battaglia. Dio è morto, ma poi è risorto. Quando passerà questa notte?».

(Il link al video di monsignor Ricchiuti davanti alla Leonardo