No, la guerra spietata di Israele sul popolo di Gaza non è finita: il cessate-il-fuoco non esiste e i bambini continuano a morire, a decine, nei modi più atroci.
La tregua è solo un “nominal ceasefire“, scrive al Jazeera: ossia un cessate-il-fuoco di nome ma non di fatto.
Il 27 maggio scorso un raid di Israele sul nord della Striscia ha ucciso 10 civili, inclusi quattro bambini e oltre 20 persone sono state ferite in seguito ad un attacco lanciato su un palazzo residenziale di Gaza City.
Le immagini, i video, le foto agghiaccianti che circolano in queste ore su profili social verificati, e senza ombra di dubbio girati in prima persona da testimoni locali, mostrano padri che cercano di mettere in salvo dalle fiamme brandelli di figli;
corpi di bimbi massacrati dalle esplosioni e neonati mutilati su lettini di ospedali ancora privi delle attrezzature sanitarie necessarie per operare.
La notte del 27 maggio scorso verrà ricordata come «la notte del sacrificio». L’ennesimo.
In particolare, un video girato da Omar Algedi a Gaza è straziante: un uomo cammina di notte sotto la pioggia e tra le macerie di qualcosa che ha preso fuoco, gridando e tenendo tra le braccia una bambina di nove anni, con ogni probabilità già morta, insanguinata e senza pelle, bruciata e ricoperta di nero.
È la piccola Sarah Rajab, cugina di Hind, come si capirà immediatamente dopo. Una bambina che aveva già perso l’intera famiglia. Come accettare tutto questo?
Sono immagini scioccanti, storie di disumanita’ totale che interpellano chi in questo momento dovrebbe garantire quantomeno una tregua.
«I nostri bambini a Gaza, le nostre bambine, vengono bruciate vive dai terroristi di Israele ogni giorno.
Come è possibile che tutto questo continui ad accadere?», scrive suoi social l’autore di questo video straziante.
Mentre il Board of Peace resta senza soldi e si palesa come l’ennesima iniziativa americana incompiuta (per fortuna diremmo, visti i presupposti), il primo ministro Benjamin Netanyahu dà ordini al proprio esercito di conquistare il più possibile le zone ancora scoperte, ‘sequestrando’ il 70% del territorio dove la popolazione è impossibilitata a muoversi.
Israele controlla di fatto oggi circa il 64% della zona costiera bombardata fino a ridurla in rovina.
Ma oltre il danno anche la beffa: Donald Trump, visto lo scarso livello di fondi confluiti al Board of Peace ha proposto che siano i palestinesi della Cisgiordania a pagare questa ennesima occupazione militare mascherata da ricostruzione!
Sarebbero 5 milioni di dollari dovuti per ‘clearance revenues’ ricavi da liquidazione dei beni, da richiedere all’Autorità Palestinese.
Poche ore fa l’agenzia stampa Anadolou ha segnalato un altro attacco con droni stavolta, sopra uno dei security check point di Gaza, esattamente ad Al-Mawasi area ad ovest di Khan Younis, dove tre palestinesi sono stati ammazzati e ad altri feriti.
Le notizie sui media arabi e le agenzie di stampa internazionali, compresa Reuters si susseguono senza sosta: l’intenzione è quella di continuare ad annientare e sottrarre terra, decimare ulteriormente il popolo di Gaza, complice anche la distrazione del resto del mondo che in questo momento resta concentrato sull’Iran e sul Libano.

