Don Zola dal Brasile alla Bassa bresciana, tra saudade e caffè

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Le sue risposte sono un mix di italiano e portoghese, su una strada a metà tra il Brasile che ha servito per 12 anni e la diocesi di Brescia dove è tornato nel febbraio scorso.

Ma don Paolo Zola, classe 1971, è un fidei donum, perciò sa che, nonostante la saudade, non può tornare indietro.

«Non è previsto, né a breve né a lungo termine che io rientri», dice il nuovo parroco di Corzano, paesino di 1.500 abitanti nella Bassa Bresciana.

«Dispiace, perché il cuore è là, ma occorre avere i piedi per terra e guardare avanti», continua tra la gratitudine per quanto ha vissuto e la consapevolezza di ciò che lo aspetta.

Sa già che «ci vorrà tempo» per reinserirsi in un Paese che stenta a riconoscere («è un’Italia diversa da quella che ho lasciato: poca partecipazione a messa, ragazzi troppo presi dai social, bambini che non si accontentano mai…»), così come ha faticato appena arrivato nella vastissima diocesi di Macapà, nel 2009.

«Una nuova cultura e un modo diverso di essere Chiesa, per cui bisognava spogliarsi dei modelli europei.

Senza contare i problemi come disoccupazione, povertà, droga e violenza, prostituzione e gravidanze in giovane età».

Lo Stato di Amapá, all’estremo Nord del Brasile, è una zona ricchissima di minerali (oro, ferro, cobalto, manganese), «eppure la ricchezza è nelle mani di pochi» e il resto – dagli ospedali alle strade – è in uno stato di abbandono.

«Per coprire la distanza di 84 chilometri e per andare a celebrare, ci impiegavo un’ora e mezza nella stagione secca e il doppio del tempo nel periodo delle piogge», racconta il sacerdote.

Strade impervie che, soprattutto nella zona rurale, diventavano luogo di incontro, «al contrario di quanto succede qui, dove i rapporti sono veloci e si limitano ad un saluto».

Gli è rimasta nel cuore la gente di Pedra Branca do Amapari e di Serra do Navio «con cui il momento del caffè in una casa durava tre ore», ma conoscerà anche la sua nuova comunità parrocchiale e con essa potrà «avviare la pastorale.

Magari, prendendo spunto da quella brasiliana dove gli incontri biblici erano un modo per riunirsi e per approcciarsi di più alla Parola di Dio».

Nuovi punti di partenza che non potranno prescindere da quella che è stata «un’esperienza arricchente per tutti».