Cisgiordania: Ministri Esteri Ue approvano (solo) sanzioni contro coloni ‘estremisti’, misura al ribasso

L'impegno per la giustizia della rete internazionale Preti contro il genocidio

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I 27 stati membri dell’UE, riuniti nel Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo, hanno trovato oggi l’accordo per un pacchetto di misure (a lungo bocciato dall’Ungheria di Orban) che sanzionerebbe 4 gruppo di coloni ebraici “estremisti” della Cisgiordania.

Più precisamente, Kaja Kallas, Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Difesa dell’UE ha annunciato “un accordo politico tra i ministri (degli Esteri) per portare avanti sanzioni vis-à-vis nei confronti dei coloni estremisti e di entità che sostengono i coloni della Cisgiordania”.

Tra le organizzazioni sanzionate ci sono Amana e Regavim: la prima è considerata il “motore” organizzativo e infrastrutturale di molti insediamenti, finanziando e rendendo possibile la realizzazione di colonie quali Ofra, Mevo Modi’in, e la cittadella di Ma’aleh Adumim (nella foto di apertura).

A partire dalla formulazione poco chiara della misura adottata ieri dai ministri degli Esteri dell’Unione (i coloni della West Bank sono di fatto già tutti illegali, non solo alcuni, e dunque sono fuori legge e sanzionabili secondo le Risoluzioni delle Nazioni Unite), essa appare riduttiva e tardiva, anche rispetto alle richieste iniziali.

Ossia quelle sostenute da tempo da Spagna, Irlanda e Slovenia: anzitutto interrompere l’Accordo di associazione stipulato tra Ue e Israele in vigore dal 2000.

«Arrivati a questo punto, la decisione dell’Unione europea di mantenere i suoi accordi commerciali con Israele rappresenta un fallimento morale e dimostra un palese disprezzo per le vite delle persone, in particolare nel Territorio palestinese occupato e in Libano».

Scriveva Amnesty International lo scorso 22 aprile, quando la sospensione dell’Accordo Ue-Israele era stata bocciata per la seconda volta anche grazie al voto di Italia e Germania.

Il 21 aprile scorso in effetti Spagna, Irlanda e Slovenia avevano spinto per la sospensione, invocando la clausola dell’articolo 2: ossia la violazione dei diritti umani da parte di Israele, fattore che di per sé è sufficiente ad interrompere qualsiasi agreement.

Germania, Italia, Ungheria, Repubblica Ceca e Austria avevano detto no.

In realtà un milione di persone in Europa, oltre 75 ong, quasi 400 ex diplomatici, esperti delle Nazioni Unite, così come Belgio, Paesi Bassi, Irlanda, Slovenia e Spagna, si sono espresse per l’immediata sospensione di questo agreement, tramite una raccolta firme oceanica.

Eppure anche oggi la questione centrale dell’unica vera misura che sanzionerebbe Israele è stata accantonata, in favore di una misura assolutamente marginale e tardiva.

Inoltre, quasi a voler imporre una ‘par condicio’ senza una logica, i 27 hanno approvato, nella stessa sessione “misure restrittive anche nei confronti di figure di spicco di Hamas.

Israele non ha gradito neppure questa misura al ribasso:

“L’Unione europea ha scelto in modo arbitrario e politico di imporre sanzioni a dei cittadini di Israele“, ha commentato Gideon Saar, ministro degli Esteri di Tel Aviv.

I coloni in effetti agiscono liberamente perché coperti o spalleggiati dai militari israeliani.

“Per chiedere l’intervento della polizia  gli abitanti dei villaggi devono sporgere denuncia di persona presso uno dei commissariati israeliani, che in Cisgiordania si trovano quasi esclusivamente all’interno degli insediamenti dei coloni”, scrivono Ronen Bergaman e Mark Mazzetti, nella loro inchiesta “l’impunita’ dei coloni”.

E spesso, dopo ore, si sentono rispondere che non ci sono prove sufficienti.

All’interno della Chiesa cattolica e tra i missionari, la voce che più di tutte si erge sistematicamente in favore del popolo palestinese e della giustizia a Gaza e in Cisgiodania, ancora prima che per la pace,  è quella dei ‘Preti contro il genocidio‘, rete internazionale composta da sacerdoti attivi anche in Italia.

«Chiediamo al Governo italiano la sospensione degli accordi militari con Israele – scrivono i Preti della rete – nonché l’impegno a tutelare la vita degli attivisti imprigionati.

Inoltre, incoraggiamo tutti i governi a pretendere che Israele rispetti pienamente il diritto internazionale e cessi le sue attività violente e oppressive contro il popolo  palestinese e libanese».

«A mio avviso l’Unione Europea si trova dinanzi a una scelta etica continuare i rapporti commerciali, la cooperazione tecnologica e scientifica (con possibili ricadute anche in ambito militare ) con Israele, oppure interrogarsi seriamente sull’effettiva tutela dei diritti umani, laddove questi risultano disattesi», commenta con noi don Andrea Caporale della diocesi di  Civita Castellana, che fa parte di ‘Preti contro il genocidio’.

Don Andrea precisa che le sue parole sono opinioni personali e non parla a nome della rete.

«I vertici dell’UE sono posti di fronte a una questione morale – dice – continuare a mantenere una posizione sostanzialmente neutra o silenziosa rispetto alle violazioni del diritto internazionale, oppure assumere una posizione più coerente e coraggiosa a tutela dei principi fondamentali della dignità umana dei palestinesi?».

La domanda che si pone don Andrea è quella che riproponiamo anche noi:

“non si rischia, attraverso l’inazione o la continuità automatica dei rapporti, di diventare corresponsabili dell’occupazione illegale di Israele e del genocidio stesso?”.

La Pace, dice don Andrea, “non è mai una soluzione cosmetica alle ingiustizie né un avallo alle richieste del più forte”.

In questa prospettiva, l’Unione Europea dovrebbe agire secondo criteri di urgenza che tengano insieme «la priorità dei diritti umani del popolo palestinese e la capacità di criticare le politiche internazionali quando risultano indifferenti alla sofferenza e rischiano di alimentare logiche di potere squilibrate».